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Monumenti
Il Castello di Maredolce alla Favara

 
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Dove si trova
Via Giafar, svincolo Porto (autostrada Pa-Ct)

Orari di visita
ATTUALMENTE IN RESTAURO
Il castello non è visitabile se non previo appuntamento con la Sovrintendenza beni culturali della Regione Siciliana.
Scavi archeologici in corso.

In occasione della manifestazione Palermo Apre le Porte e altre manifestazioni (FAI) il castello è visitabile.

Recentemente è stato ripristinato parte dell'originale laghetto naturale.

Da vedere nelle vicinanze
Chiesa di San Giovanni dei Lebbrosi


(foto ©PalermoWeb)

The castle of Maredolce

The castle of Favara or "Maredolce" takes the name from the park of Favara which spread from Mount Grifone as far as the sea. This park is known with the name of Maredolce because at the origin there was a spring forming a little sea. The building of the Castle is attributed to Emir Giafar, Emir kalbita Yusufs son, and under King Ruggero II the Castle became Royal "sollazzo". Later on King Federico II D’Aragona ratified an Act by which the Castle was given to "Magione Teutonic Knights". Afterwards it belonged to Bologna family up to the end of XVI century. In XVII century the castle became property of Francesco Agraz, Duke of Castelluccio. At the beginning of 1990 the expropriation of the palace was started by Sovrintendenza Regionale management. The plan of the castle is rectangular with an inner courtyard In the main front there were four entrances open. In the south-west wing the most important rooms in the Castle open and at the end of them there are two large halls. Along this wing 3 series of cross voult rooms with square plan opens. The north-east wing, probably intended to service rooms, was rebuilt in an untidy way, while only the outside walls are original. Along the south-west side two double lancet windows are situated, and in the central side some modest single lancet windows open. Along the southeast side there's an opening; in the past probably there was a drawbridge from the Castle to the lake.


Le château de la Favara ou Maredolce

Le château de la Favara ou Maredolce prend ie nom du pare de la Favara qui du mont Grifone s'étendait jusqu' a la mer. Ce parc est aussi connu sous le nom de Maredolce, de la source aux pieds du même mont qui formait une petite mer. La construction du château attribuée a l'Emir Giafar, fils de l' Emir Kalbita Yusuf devient 'sollazzo' royal sous Ruggero II par un aote ratìfié par Federico II d'Aragona où l'on parle d'un 'sollazzo’ dit "Fabaria Sanctii Filippi' il est accordé aux chevaliers teutoniques de la Magione. Plus tard il devint proprieté de la famille Bologna à la-quelle il appartient jusqu'à la fin du, XVI siècle. Au XVII siècle il passe à Francesco Agraz duc de Castelluccio. C'est à partir de 1990 que commence l'expropriation du palais de la part de la Surìntendance Régional. Le pian du château est rectangulaire, avec une cour intérieure. Sur la ruelle Castellaccio, sur la facade principale s’ouvrent quatre entrées. Sur l' aile sud-ouest s'ouvrent les pièces les plus importantes du château, à son extrémité se trouvent deux grandes salles. Tout le long de l’aile sud-ouest s'ouvrent une série de milieux avec voute d'arête, de forme carrée. L'aile nord-est, déstinée aux services, a été reconstruite en dèsordre, tandis que reste originel le parement de maconnerie extérieur. Sur le front sud-ouest se trouvent deux fenêtres géminées, dans la partie centrale s'ouvrent de modestes monofores. La présence d'une ouverture sur l'aile sud-est fait penser à l'existence d'un pont levis qui du château portait directement au lac.


Resta imprecisabile l'epoca di fondazione; alcuni studiosi tendono ad attribuirla all'Emiro Kalbita Giafar (997/1019), ritenendo anche che sia stato costruito su una costruzione preesistente.

Altri studiosi ritengono che la costruzione sia di periodo normanno; altri ancora suppongono che il castello sia di epoca araba, il laghetto di epoca normanna.

Il Basile sostiene addirittura che i sollazzi siano stati due: quello di Maredolce e quello della Favara e che uno dei due sia stato distrutto durante la guerra del Vespro.

Nel 1071 il castello venne occupato dal normanno Conte Ruggero e divenne uno dei "solatii regii" che sorgevano nell'ampio parco che circondava la città e che gli arabi avevano reso luogo di delizie con la loro raffinata sapienza nella pratica irrigua, utilizzando la ricca falda acquifera della pianura con un complesso sistema di pozzi e di canaletti.


Il Castello di Maredolce o della Favara, oggi quasi nascosto alla vista dei passanti da costruzioni abusive, si trova al vicolo Castellaccio prospiciente piazza dei Signori a Brancaccio. Prese il nome dal parco della Favara (in arabo Fawarah significa "risorgiva") che si estendeva dal monte Grifone fino al mare, mentre il nome Maredolce si riferisce al piccolo mare di acqua dolce che circondava il castello su tre lati. Resta imprecisabile l'epoca di fondazione; alcuni studiosi tendono ad attribuirla all'Emiro Kalbita Giafar (997/1019), ritenendo anche che sia stato costruito su una costruzione preesistente. Altri studiosi ritengono che la costruzione sia di periodo normanno; altri ancora suppongono che il castello sia di epoca araba, il laghetto di epoca normanna. Il Basile sostiene addirittura che i sollazzi siano stati due: quello di Maredolce e quello della Favara e che uno dei due sia stato distrutto durante la guerra del Vespro. Nel 1071 il castello venne occupato dal normanno Conte Ruggero e divenne uno dei "solatii regii" che sorgevano nell'ampio parco che circondava la città e che gli arabi avevano reso luogo di delizie con la loro raffinata sapienza nella pratica irrigua, utilizzando la ricca falda acquifera della pianura con un complesso sistema di pozzi e di canaletti.

Nel 1328 Federico II d'Aragona con un atto lo cedette ai Cavalieri Teutonici della Magione insieme al territorio dìiMaredolce. Intorno al XV sec. passa alla famiglia Bologna che ne è proprietaria per circa un secolo. Nel XVII sec diviene proprietario il Duca Francesco Agraz. La famiglia Agraz lo riduce in tale stato di abbandono da fargli attribuire il nome di "Castellaccio" e, in seguito, viene addirittura in parte utilizzato come ricovero di animali.

Il castello della Favara rientra nel quadro dell'arte siciliana, si presenta con elementi propri in quanto, pur conservando elementi dell'arte bizantina e araba, acquista anche le caratteristiche costruttive preesistenti in Sicilia. Il palazzo è a pianta rettangolare con una rientranza nell'angolo est; la fronte non presenta tutta la stessa altezza. Esso era bagnato su tre lati dalle acque del lago, ciò è testimoniato dalla mancanza di intonaco idraulico rosso sul lato che oggi da sulla stradella, intonaco che invece si trova sui rimanenti tre lati.

La costruzione poggia su dei grossi conci di tufo. Sulla fronte nord-ovest si aprivano quattro ingressi il primo dei quali, oggi tompagnato, portava probabilmente alle scuderie e a zone riservate alla servitù. Il secondo ingresso che è il più grande immette in un cortiletto oblungo che si allarga in un ampio cortile su cui si apriva un portico di forma quadrata.

E questa la parte del castello più "sconvolta" dalle numerose costruzioni abusive che hanno nascosto o distrutto molte tracce. Il terzo ingresso portava alla cappella dedicata a San Filippo.

L'ambiente scelto per la cappella prima era probabilmente la moschea dell'Emiro; infatti durante gli scavi e seguiti nel 1951, nelle vicinanze sono stati ritrovati frammenti di stoviglie in argilla tipicamente arabi. Il piccolo luogo di culto è a pianta rettangolare ad unica navata coperta da due volte a crociera, divise dal presbiterio da un arco a sesto acuto. Al centro del presbiterio si innalza il tamburo che inizia a forma quadrata, diventa un ottagono e termina a forma cilindrica coperto da una piccola cupola che all'esterno si presenta coronata da una piccola serie di mensole poste nella parte alta a simboleggiare l'appartenenza ad un palazzo reale. In fondo al presbiterio si trova l'abside illuminato da una finestra e affiancato da due nicchie molto strette. Sulla parete di destra della navata si apre una nicchia di forma rettangolare probabilmente utilizzata per conservare le suppellettili sacre. Sulla parete di sinistra si aprono quattro finestre che danno luce alla navata. Sulla parete di fronte all'abside si nota un'apertura, oggi tompagnata, che immetteva in un ambiente delle stesse dimensioni della cappella. Il pavimento, sullo stesso livello del piano esterno, era ricoperto da un semplice battuto di malta e coccio pesto. Il quarto ingresso si trova sulla facciata nord-ovest e conduce nell'ambiente annesso alla cappella: l'aula regia, che è stata divisa in due da un soppalco, la parte sovrastante nasconde la nicchia con la volta plissettata, alla "persiana", ornata con delle nervature. Gli altri ambienti, spesso ricoperti da costruzioni abusive, stanno venendo alla luce con il restauro attuale e gli studi su di essi sono ancora in corso. Nella parte sud-ovest si trovano due finestre bifore probabilmente divise da una colonna. Sul lato sud un ponte levatoio collegava il castello all'isolotto ed era possibile l'attracco per le piccole imbarcazioni sul lago. Sempre su questo lato si trovano delle feritoie strombate riconducibili al periodo in cui il castello è di proprietà dei cavalieri Teutonici assume una funzione difensiva. Nel lato nord-ovest si trovano delle finestre con ghiera acuta. Nel 1992-93, durante il restauro, è stata effettuata indagine archeologica della cappella e di una larga trincea (2 m) presso la diga che chiude a Nord-Est la depressione del lago artificiale. Proprio qui si è evidenziato non solo lo strato limoso relativo all'uso lacustre del bacino, ma anche uno stato di insabbiamento di terreno giallastro alluvionale, fino agli strati di interramento artificiale per uso agricolo, nei quali è stato possibile perfino leggere le fosse praticate per rimpianto di colture arboree. E' venuto cosi alla luce il tondo del lago pavimentato a cocciopesto come il rivestimento delle strutture murarie; il tondo presenta una inclinazione di circa 20 gradi rispetto al piano normale della struttura, in modo da smorzare la forza delle acque provenienti da Monte Grifone a Sud-Ovest Nello strato relativo all'insabbiamento con terreno giallastro alluvionale si sono recuperati alcuni esemplari di formae e cantarelli che, insieme a pochi ma significativi materiali utili per stabilire una cronologia testimoniano la trasformazione di quello che era stato nei secoli XII e Xlll un luogo dìidelizie in un'area a prevalente funzione agricola-industriale. Le formae e i cantarelli erano contenitori di terracotta utilizzati per la lavorazione dello zucchero: l'esistenza di coltivazioni di canna da zucchero e di un piccolo stabilimento industriale (un trappeto) per la lavorazione della preziosa sostanza a Maredolce è confermata anche da numerose fonti archivistiche. Il restauro dei complesso, avviato nel 1990, ha interessato in un primo momento solo la cappella e per alcuni anni ha avuto rallentamenti e perfino periodi in cui è stato del tutto fermo. Nel corso degli ultimi due anni è stato reso quasi del tutto esecutivo l'esproprio delle numerose costruzioni abusive che si addossano o circondano il castello e i lavori sono ripresi a pieno ritmo. Il progetto ambizioso prevede, oltre il restauro, anche il ripristino del lago e la creazione di un parco in modo tale che il complesso possa avere degna collocazione dal punto di vista artistico monumentale e possa costituire un' occasione di riscatto culturale ed economico per il quartiere e per tutta la città.


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