Dove
si trova
Piazza Pretoria in pieno centro
Orari di visita
feriali: 09.00 - 12.30
Info
Tel. 091 7401111
Verde 800234169
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www.comune.palermo.it
Tra l'idea cinquecentesca
della fontana-giardino, l'arteria barocca di via Maqueda ed il piano
medievale di S.Cataldo, il palazzo si innesta con la sua facies
ostentatamente ottocentesca nel sito urbano più suggestivo e
rappresentativo della città.
Il Palazzo Pretorio si
affaccia sulla piazza e sulla fontana omonime, fu fatto edificare
dal pretore Pietro Speciale e i lavori sotto la guida di Giacomo
Benfante durarono dal 1463 al 1478: era a pianta quadrangolare e
ogni facciata aveva il suo ingresso; quello principale era di
fronte alla chiesa di S. Cataldo. Il palazzo ha subito diverse
trasformazioni nei secoli XVI e XVII in seguito soprattutto ai
grandi eventi urbanistici che mutarono il volto di questa parte
della città: intorno al 1553 fu ampliato e furono rifatte le
facciate su piazza Pretoria, che divenne quella principale, e su
via Maqueda. Fu nuovamente sistemato da Mariano Smiriglio nel
1615-17 e definitivamente ristrutturato nel 1873-75 da Giuseppe
Damiani Almeyda, il quale, con la pretesa di riportarlo al
primitivo stile cinquecentesco, eliminò le aggiunte barocche.
A
causa dell'abbassamento della piazza Pretoria rispetto al piano
stradale delle zone limitrofe, si sentì la necessità di
raccordare la piazza alla via Maqueda mediante un'ampia gradinata,
al cui accesso furono collocate nel 1877 due sfingi in marmo di Billiemi, opera dello scultore Domenico Costantino.
La facciata principale,
coperta da intonaco a stucco, presenta tre ordini di otto finestre
una sola fila di nove balconi nel piano nobile; questi hanno
balaustre di marmo, decorate con colonnine e piccole teste di
leone scolpite sotto le mensole. Sotto il balcone centrale è
scolpita in altorilievo una grande aquila marmorea, opera di
Salvatore Valenti. Sempre nel piano nobile, il prospetto
occidentale presenta cinque grandi balconi con balaustre simili a
quelle dei balconi della facciata principale e altrettante ampie
finestre negli altri piani.
Il prospetto meridionale è
caratterizzato da quattro ordini di finestre che nel piano di
rappresentanza sono chiuse in alto da un arco e sormontate da
cornicioni. Sempre in questo piano, alle estremità della facciate,
sono due balconi con balaustra di marmo.
Tornando alla facciata
principale, in cima al suo cornicione sono la statua di S.
Rosalia e gli scudi con le insegne della città e del viceré di
Castro, opera di Carlo d'Aprile (1661); sotto questa è un orologio
da torre fatto giungere da Parigi nel 1864, racchiuso dal Damiani
dentro una cornice rettangolare di pietra.
In cima all'edificio, ai
quattro angoli, sono quattro aquile in cemento, stuccate ad
imitazione del marmo da Domenico Costantino.
Nelle metope
sull'architrave dell'ingresso sono gli stemmi egli antichi quartieri
della città; il sopraporta in ferro battuto fu realizzo, su disegno
di Damiani Almeyda, dalla Fonderia Oretea, così come quello del
prospetto orientale.
Oltre l'ingresso è il
portale barocco, con colonnine tortili, disegnato da Paolo Amato e
realizzato nel 1691 da G.B. Mariano.
Nel portico sono due
affreschi dell'Albina e del Fonduli, recentemente restaurati.
Salendo per lo scalone,
edificato dopo il 1827, si giunge nel primo pianerottolo, dove è la
statua del Genio di Palermo su una conca marmorea con il serpente che
si nutre al suo petto e la scritta "Panormus Conca aurea
suos devorat alios nutrit" e simboleggia il dio del tempo
Saturno, protettore pagano della città, così come S. Rosalia è la
protettrice cristiana.
La statua del Genio poggia
su una colonna di porfido con capitello di marmo, ai cui lati sono
due punti con stemmi, attribuita a Domenico Gagini e a Gabriele di
Battista. Il palazzo è ricco di numerose opere d'arte: ricordiamo
il bassorilievo di Valerio Villareale con la Sicilia incoronata da
Minerva e Cerere, simboli di sapienza e fertilità, nella sala che
fu sede dell'Esposizione Nazionale. In quella dei gonfaloni sono
dipinti gli stemmi di alcune città siciliane, di diversi pittori
locali.
Nella Sala delle Lapidi
Consiglio comunale, il cui soffitto presenta appunto conservate
molte lapidi, fra cui quella del 1693 realizzata su disegno di Paolo
Amato. Molti quadri e sculture di artisti siciliani della fine del
sec. XIX e dei primi del XX, quali Catti, Lete, De Maria Bergler,
sono esposti nella sala di Antinoo. Ricordiamo infine la sala della
Giunta, detta Sala Gialla, pesantemente decorata nel 1870 dal
Damiani Almeyda e quella del sindaco, detta Sala Rossa, in
cui sono arredi ottocenteschi.
IL RIFUGIO
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