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MONDELLO, LA REGALE

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Una lunga e antica storia ritma la natura, il paesaggio e lo sviluppo del territorio di Mondello nella sua trasformazione da luogo inospitale ad incantevole spazio di suggestioni ambientali ed artistiche.

Una storia, quella di Mondello che affonda le sue radici fin dall'età paleolitica per giungere a quella del Ventesimo secolo, caratterizzata in una articolazione urbanistica che annoda in una mirabile sintesi la fisionomia della "città giardino" della zona di Valdesi con l'operoso quartiere di Partanna e con l'ambientazione turistico-marittima del Paese. Ne scaturisce una vera e propria commistione di stili di vita ove la quotidianità dei residenti s'intreccia con i flussi dei palermitani in cerca di evasione sia nella stagione invernale, sia nella stagione estiva.

Appare ovvio, dunque, che la qualificazione e la riqualificazione di Mondello dovrà e potrà trovare, nel secolo appena cominciato, un punto di equilibrio tra la città che si dilata e le peculiari vocazioni di un territorio che è "golfo" ed "entroterra", quartiere satellite e polo di attrazione di turismo locale e straniero, spiaggia e localizzazione di attività produttive. Le molte vite di Mondello sono attestate dai segni della natura e dai segni dell'uomo: i resti paleontologici e paleolitici conservati nelle caverne di Monte Pellegrino, le diverse necropoli disseminate tra Valdesi e le tenute delle famiglie Scalea e Santocanale, il ritrovamento di una tomba cartaginese di struttura ad ipogeo, le due medioevali torri di difesa costiera a forma tonda, i bagli armati e le dimore patrizie (Scalea, La Grua, principessa di Partanna, Mattei, Santocanale, Mercadante, De Simone Wirz ecc...), la tonnara della borgata marinara, le saline interposte tra i fondi Bignardelli e Mattei (entrambi operanti fino al Settecento) ed infine piccoli insediamenti industriali dislocati nell'area alta di Partanna ed in quella che è attualmente sede dell'Istituto Roosevelt, all'Addaura.

Sono vite, alcune, che vanno riscoperte attraverso una ricerca minuziosa dei luoghi per penetrarne il sapore di un tempo perduto nella nostalgia della memoria; altre, invece, ebbero una durata effimera consumando speranze di rilancio economico vanificate nello spazio di non molti anni; altre ancora stanno lì a testimoniare la stagione felice degli ultimi bagliori della bella epoque palermitana dei primi del Novecento, la lungimiranza e l'opulenza della borghesia cittadina, nonché l'originale creatività degli architetti, noti e meno noti, che concorsero a ideare e ad eseguire un così tanto significativo insediamento urbano di autentico gusto europeo. Mondello, infatti, è nata e rinata quasi sempre come una impresa iperbolica, una grossa scommessa a cui corrisponde una sfida vincente.

Mondello sorge e risorge per l'audacia della decisione di coloro che, dapprima, vollero creare un unico comprensorio fra la palude e i campi di caccia reale della Favorita e, successivamente, intesero proseguire, con l'opera di bonifica dei pantani, il recupero della vivibilità dell'intera area fino a consegnarla alla godibile fruibilità dei palermitani. Mondello, per dirla in breve, esiste e si evolve per come ormai siamo abituati a vederla in un continuo di verde e di superfici floreali di pietra, perché due dinastie regnanti posero le condizioni e gli strumenti per realizzarla in questo modo.

Mondello, appunto, vede la luce grazie alla sensibilità ecologica del Re Ferdinando IV di Borbone che con Bando Reale del 7 gennaio 1799 istituisce una sorta di riserva naturale della Reale Riserva dei Colli, ove proibisce la caccia nel pantano, avvia opere di piantumazione attorno alla piccola chiesa ed abbeveratoio di Valdesi ed intraprende lavori di canalizzazione delle acque e di riassetto altimetrico del territorio. Mondello, perciò, è un bene di proprietà privata della Casa Reale dei Borbone Due Sicilie e, come tale, fu gestita e amministrata dagli Intendenti generali della Real Casa e dei Siti Reali in Sicilia fino al 1860, quando la Real Tenuta della Favorita col territorio annesso disteso fra le pendici di Capo Gallo e quelle di Monte Pellegrino, fu acquisito fra i beni della Corona di Casa Savoia. Anche sotto la nuova Casa Reale non venne meno l'impegno di rendere più salubre l'intero comprensorio tanto è vero che nel 1891, su impulso del Principe di Scalea, furono riempiti tutti i canali e furono convogliate le rimanenti acque in un unico collettore con due sbocchi a mare, l'uno su Mondello paese, l'altro su Punta Celisi.

Il 28 dicembre 1910 rappresenta una data fatidica per i destini di Mondello, allorquando "il Ministro della Real Casa, per ordine dato da S.M. il Re, nell'interesse della popolazione palermitana, consentì alla dismissione delle terre predette" a favore della Società Italo-Belga "Le Tramways de Palerme" per la somma di lire 578.310,42 con l'obbligo di urbanizzare l'area, costruendo 300 villini, uno stabilimento balneare di concezione moderna, un Grand Hotel, un Kursaal, una chiesa e due linee tranviarie.

Da quel momento in poi, la vita di Mondello subisce una brusca accelerazione nel segno di una raffinata eleganza, insultata però, da gravi episodi di speculazione edilizia, di abusivismo diffuso, di carenze nel trasporto pubblico e nella programmazione del settore commerciale.

Tra la prima metà e la seconda metà del secolo trascorso si registra una modernizzazione discontinua nella qualità e nella organizzazione degli insediamenti; una modernizzazione che, partendo da alti profili di efficienza, approda alla fine a bassi profili di disfunzione amministrativa del territorio. Spetta, perciò, alla società civile di oggi promuovere, come lo fece la società civile di ieri, un vero e durevole rilancio di Mondello sul fronte delle grandi manifestazioni sportive e dei grandi eventi d'arte e di cultura.

I segni di questa rinascita non mancano, c'è molta voglia di fare e le realizzazioni appaiono più che promettenti. Alle soglie del terzo millennio sembra dischiudersi per Mondello una stagione aurorale che può proiettarla, ancora una volta fra le più rinomate e amene località d'Europa. Sta alla nostra capacità di intrapresa tradurre questo sogno in realtà, in signorile ed elegante qualità di vita sociale.

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