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GIUSEPPE QUATRIGLIO
I ricordi, la nostalgia...

Il ricordo più lontano di Mondello è costituito da una fotografia, naturalmente in bianco e nero, degli anni Trenta che mostra un gruppo di persone con sporte e borsoni, un gruppo appartenente a un "dopolavoro" - come si diceva allora - o, comunque, a un circolo ricreativo, ritratto sulla sabbia, un largo e morbido tappeto fino al mare. Ci sono i miei genitori, ci sono io bambino con i miei fratelli; e in quel rettangolo, conservato in un vecchio album, appaiono alcuni miei compagni di scuola e gli amici dei miei genitori che, in una giornata di tarda primavera, decisero di lasciare Palermo e di recarsi in gita, oltre la cinta della città, oltre il parco della Favorita.

Allora, la borgata di Mondello poteva essere meta di una scampagnata con l'unico scopo di trascorrerere una giornata all'aperto, con colazione al sacco, con l'odore delle alghe che giungeva dalle acque turchine e il respiro pacato delle onde. L'immagine persistente è un'altra. Risale ai primi anni del dopoguerra, quando la vita a Palermo riacquistava lentamente un ritmo che tendeva alla normalità dopo l'uragano di un conflitto devastante, i pesanti bombardamenti (ai quali mi ero sottratto perché lontano dalla Sicilia e in divisa), la fine dell'amministrazione civile degli Alleati. Forse c'erano ancora in circolazione le Am-lire, non lo ricordo. Ricordo, invece, le prime cabine di legno colorate prevalentemente di azzurro, a formare corridoi sull'arenile già allora calpestato da venditori di ciambelle a piedi scalzi e sconvolto dai ragazzi che giocavano a palla.

La memoria mi restituisce la sensazione dell'aria tersa e assolata dell'estate siciliana e del mare di una trasparenza assoluta, tanto trasparente da consentire la visione nitidissima dei solchi ondulati della sabbia dei fondali, macchiati talvolta da sfilacciate alghe. Tuffarsi in quelle acque e allontanarsi con vigorose bracciate dalla riva dava un piacere immenso, non più ripetibile negli anni successivi. Questo perché l'acqua marina dalla temperatura gradevole, l'acqua così trasparente, suggeriva confidenze impensabili altrove. Ci si sentiva una cosa sola, persona fisica e liquido elemento. Avveniva una straordinaria compenetrazione per cui ci si abbandonava ai flutti con naturalezza, come nelle braccia di un amica fidata. Che sensazioni! Quali esperienze in quegli anni leggeri e lontani nei quali si poteva raggiungere Mondello ancora con il tram che, giunto a Pallavicino, abbordava la curva e scendeva sferragliando verso la borgata marinara. E chi si trovava sulla vettura, che di solito aveva i finestrini spalancati, avvertiva sempre più forte lo schiaffo piacevole del vento saturo di salsedine.

Sul tram per Mondello, da studenti che marinavamo la scuola, quando la primavera faceva bollire il sangue, si saliva spendendo per il biglietto parte dei soldi per la colazione. E, tuttavia, rimaneva sempre qualcosa per comprare nella piazza assolata, dal rivenditore della prima bancarella, una "mafalda" imbottita di panelle calde. I pescivendoli, spesso ancora a piedi nudi, glorificavano triglie e lucidi sgombri, senza stancarsi e, all'ombra della vecchia torre, c'erano allora i marinai che rammendavano le lunghe reti. Qualche volta a Mondello si andava in bicicletta, in comitiva, attraversando i freschi viali della Favorita; ma al ritorno era una consuetudine collaudata quella di...attaccarsi al tram. Lo aspettavamo all'inizio della salita, quando la vettura rallentava un po'. In quel momento era agevole aggrapparsi con una mano ai respingenti e farsi trascinare con le gambe a riposo. E si aveva anche una giustificazione morale, dato che la salita rendeva faticose le pedalate.

All'improvviso questo svago finì allorché il vecchio e chiassoso tram venne sostituito da un autobus dalla carrozzeria rossa, forse impiegato per i primi turisti, che giungeva a Mondello da Vergine Maria.

In quegli anni, la borgata aveva ancora l'aspetto ridente assunto con la costruzione dei primi villini lungo le assi principali. Era un lontano ricordo, per i più informati, il "pantano" per la cui bonifica si era prodigato senza tangibili risultati, nella seconda metà del Settecento, il pretore Vincenzo La Grua Talamanca. Agli inizi del Novecento, i lavori per far scomparire il "porto fangoso" (così il geografo arabo Edrisi, nel dodicesimo secolo, aveva definito la zona paludosa) potevano considerarsi completati. E la Società italo-belga, ottenuta la lunga concessione, aveva trasformato la località malsana in una ridente zona di villeggiatura votata ai bagni di mare. Ancora nel secondo dopoguerra, le acque di Mondello erano limpide e trasparenti e, come appare ancora nei ricordi, la natura offriva uno scenario apprezzato più dai forestieri che dai palermitani.

Una testimonianza di Mondello, sul finire dell'Ottocento la offre lo scrittore scozzese William Agnew Paton, autore di "Sicilia pittoresca", edito da Remo Sandron nel 1902, tradotto dall'inglese da Ettore Sanfelice. Paton scrive: "Ci mettemmo in giro una mattina, prima della levata del sole, volendo essere presenti quando i pescatori, dopo aver passato la notte lungo la costa, sarebbero ritornati con le loro prede alle case del piccolo villaggio di Mondello, una delle più pittoresche borgate della costa settentrionale della Sicilia". Per due pagine Paton si sofferma con accento poetico su quanto si poteva ammirare. E poi giunge alla conclusione: "Osservando il maestoso e meraviglioso

spettacolo della levata del sole a Mondello, dimenticammo i pescatori e il loro pesce; e quando fu giorno pieno ci accontentammo di dar volta verso la città, portando con noi il ricordo di una scena la cui magnificenza è impossibile dipingere a parole." Non credo vi possa essere frase più appropriata per dire dello splendore di quell'arco di sabbia e di mare vigilato dalle alte rocce del Monte Pellegrino.

L'autore
Giuseppe Quatriglio, giornalista e scrittore, ha pubblicato saggi storici e opere di narrativa. Tra i suoi lavori più noti e recenti "L'uomo - orologio" e "Sabir", entrambi editi da Sellerio. Il suo libro di storia "Mille anni in Sicilia", largamente tradotto (anche in giapponese) ha avuto dieci edizioni, l'ultima delle quali pubblicata per i tipi della Marsilio in una nuova edizione aggiornata. Sempre la Marsilio distribuirà nelle librerie, entro il mese in corso, la nuova opera di Giuseppe Quatriglio "Viaggio in Sicilia", carrellata sui grandi viaggiatori dal Medioevo ai nostri giorni.

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