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 E' il momento della "stagna" (periodo: Dicembre)

Proprio in questi giorni, nel nostro mare la temperatura si avvicina ai minimi annuali. E' l'occasione per fare un pensiero alla muta stagna che ormai ha acquistato la fiducia anche degli "uomini duri" della subacquea  e una diffusione che cresce velocemente  per via dei sensibili miglioramenti introdotti nei materiali e nei modelli prodotti dalle varie case. 

Le prime stagne moderne erano realizzate in gomma vulcanizzata, foderata internamente in tessuto di poliestere. Le stesse sono ancora oggi disponibili sul mercato; hanno il pregio di asciugare velocemente, di essere facilmente riparabili e di poter essere indossate anche in acque chimicamente inquinate. Viceversa sono piuttosto rigide, non sono isolanti e la coibenza è affidata interamente al vestiario. Successivamente si fecero strada le mute stagne realizzate in tessuto cosiddetto "spalmato", vale a dire nylon ricoperto internamente da gomme uretaniche. Praticamente si tratta di un tessuto molto simile a quello adoperato per realizzare i giubbetti equilibratori monosacco. 

Un'evoluzione del tessuto spalmato è il trilaminato. Uno strato di gomma butilica impermeabile è posto tra due di lycra o di nylon. Nel trilaminato, rispetto al tessuto spalmato, la parte stagna è più protetta . Anche in questo caso il tessuto può essere cucito e impermeabilizzato, oppure saldato a ultrasuoni. 

Tutti i materiali ora visti hanno due caratteristiche: sono anelatici e non sono coibenti e quindi la protezione termica è affidata al vestiario sottomuta. In caso di allagamento l'isolamento diminuisce molto rapidamente fino ad avere una muta molto poco protettiva. Per ovviare a questi inconvenienti si sono iniziate a produrre mute in schiuma di neoprene. Infatti i produttori di mute umide sapevano che il neoprene è impermeabile e che l'ingresso di acqua nelle mute avveniva dalle cerniere, dalle cuciture e dalle tenute ai polsi, al collo e alle caviglie. Impermeabilizzando le cuciture e rendendo stagne cerniere e tenute si possono ottenere mute stagne in neoprene. Queste mute sono termicamente isolanti per cui la coibenza è affidata totalmente alla muta stessa, che è in grado di mantenerla parzialmente anche in caso allagamento. Il problema è che il neoprene macrocellulare si comprime molto con la pressione, riducendo l'isolamento(esattamente come succede con la muta umida). La successiva evoluzione è stata quindi quella di precedere l'effetto della pressione sul neoprene. Si può prendere un foglio di neoprene e schiacciarlo sino a rompere le bolle ("crushed"). Il tessuto mantiene ancora sufficienti proprietà elastiche, ma perde quelle termiche L'ultima evoluzione dei materiali di neoprene è il precompresso ad alta densità, una via di mezzo tra il media densità "crushed" e quello normale, ma con una matrice migliore (microcellulare). Il pane di neoprene ad alta densità, alto 14 cm. È compresso, in fabbrica, fino a raggiungere lo spessore medio di 7 cm. Se lo si comprime di più, si ottiene un neoprene più rigido e duro, buono per le mute da immersioni tecniche.

Anche le fodere del neoprene sono di diverso tipo. Abbiamo in genere lycra e polipropilene in versione pelosa ("plush") per l'interno. Sull'esterno ci sono rivestimenti in nylon semplice, lycra, nylon raddoppiato e incrociato (questo neoprene detto Duratex), Cordura (detto Supratex)  e perfino kevlar. L'ordine seguito nell'elenco è quello della resistenza. Tuttavia non è detto che una muta in kevlar sia migliore in assoluto in quanto alla resistenza alle abrasioni fa riscontro una rigidità e un'anelasticità  che vanno valutate a seconda degli usi.

 I principali componenti di una muta stagna sono la cerniera, il collarino, i polsini, i calzari e le valvole. La quasi totalità delle mute stagne, salvo alcuni casi rari in neoprene, è dotata di cappuccio umido separato o di cappuccio stagno in lattice (meno diffuso per via della sua maggiore fragilità). La cerniera è fondamentale e incide molto sul costo di una muta stagna, Proprio la sua realizzazione (per usi spaziali ) ha permesso l'evoluzione delle mute stagne  e la loro avanzata nel settore ricreativo. La cerniera oggi usata è quella del produttore Ykk, sebbene in alcuni casi si possono trovare cerniere Bdm. Il tipo di cerniera non è quindi un fattore di scelta. Ciò vale anche per la posizione. La cerniera dovrebbe infatti lavorare il più possibile distesa e piana; per questo la sua posizione è ormai comunemente stabilita sulle spalle. Il collarino è un altro elemento fondamentale. Esso deve stringere il collo quel tanto che basta per evitare l'ingresso di acqua ma non troppo, altrimenti potrebbe verificarsi perfino un collasso, dovuto alla pressione meccanica del collarino sul glomo carotideo. Per quel che concerne i materiali abbiamo collarini in neoprene monofoderato (con la parte liscia verso la pelle) o in lattice (gomma). Questo secondo tipo ha una tenuta migliore ma agisce su una superficie minore e va regolato in modo da non dare una sensazione di soffocamento. Essendo anche più fragile va lubrificato durante le operazioni di vestizione o vestizione con polvere di talco naturale (reperibile anche in farmacia richiedendo espressamente quello non addittivato o profumato).

Nelle mute stagne moderne è facile immettere aria, grazie alla valvola di carico. Inoltre in risalita, eliminano da sole l'aria in eccesso grazie alla valvola di scarico automatica. Anche in questo caso quindi c'è poco da scegliere. La marca ormai più diffusa è la Si-Tech ma si stia attenti a verificare che la  valvola di carico sia del tipo girevole, in modo che la frusta possa arrivare da ogni direzione.

Un argomento controverso in merito all'uso della muta stagna è se essa soppianti o meno il giubbetto equilibratore. Premesso che in ogni caso il giubbetto debba far parte delle attrezzature obbligatorie, sorge spontaneo chiedersi: ma se posso gonfiare la stagna, cosa uso a fare il giubbetto? Personalmente uso entrambi, lasciando alla muta la funzione di protezione termica e al giubbetto quella di regolazione della condizione di galleggiabilità. Certamente in risalita si hanno due elementi dai quali scaricare l'aria in eccesso, ma se la valvola di scarico alla stagna è regolata bene il tutto sarà automatico. 

Ultimo argomento, quello dei sottomuta ai quali in molti casi è affidata la protezione termica. Le fibre naturali sono state soppiantate da quelle sintetiche come il polipropilene; esse si bagnano molto difficilmente e favoriscono la traspirazione del corpo. Ovviamente, se la muta è stagna, il vapore emesso dal corpo resta confinato all'interno e bagna il sottomuta ma la cosa è del tutto naturale. Oggi sono molto diffusi i "pile" di rapida asciugatura ma di recente si sono affermati anche i tessuti resistenti alla compressione, caldi, idrofobi e traspiranti come il Thinsulate o l'Hollofil (usato anche per i sacchi a pelo). Sebbene essi in genere siano separati dal sottomuta, in alcuni casi sono integrati. 

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