Affrontiamo questa volta
un'immersione decisamente impegnativa visto la quota che ci
accingiamo a raggiungere (-48) e ricordiamo in proposito che
esperienze del genere sono consigliabili solo quando l'obiettivo è
realmente interessante.Per quanto ovvio inoltre, la presenza di una
guida adeguata e una programmazione meticolosa costituiscono le
indispensabili premesse perché una discesa del genere rientri nei
limiti accettabili di rischio.
OK, detto questo e sottolineato
doverosamente che il relitto in questione è stata una scoperta del
club Tecnomare di Palermo alla fine degli anni '80, fatevi prendere
per mano da chi, a quell'epoca seguì in ossequioso silenzio le
indicazioni del vecchio sig. Ferrante quando, dalla prua del suo
peschereccio, gridò ad un tratto al figlio Francesco: "Iecca
ca'!" ordinando che l'ancora scivolasse veloce proprio sull'ala
di quell'aereo tedesco che nel lontano 1943 lui stesso aveva visto
inabissarsi colpito da un caccia americano.
Con pazienza oggi riprendiamo i riferimenti sulla costa che
consentono di individuare il punto esatto di affondamento, quindi
ancoriamo e cominciamo a scendere lentamente. La certezza di essere
proprio sul relitto non c'è quasi mai e anche per questo, quando a
-30 circa se ne comincia a intravedere la sagoma scura sul fondo
sabbioso, la soddisfazione si fa grande.
Continua parte 2^>>