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Monumenti
Duomo di Monreale

 

  Dove si trova
Monreale, in Piazza Duomo

PER PRENOTARE
la visita dei gruppi accompagnati
telefonare al numero
327 3510886
nei giorni lunedì, mercoledì e venerdì dalle ore 9,00 alle ore 13,00

In alternativa è possibile prenotare inviando una e-mail all’indirizzo: prenotavisitaduomo@alice.it
accessibile dalla home page del sito internet: www.webdiocesi.chiesacattolica.it

Da vedere nelle vicinanze
Chiostro, Belvedere, Chiesa della Collegiata


(foto ©PalermoWeb)

Fu edificato in breve tempo, probabilmente fra il 1174 e il 1185, per volere di Guglielmo II e si compone di tre corpi organicamente concepiti: chiesa, convento e palazzo reale. L'imponenza e i tempi di realizzazione dell'opera confermano come la dinastia normanna facesse ampio uso dell'arte come mezzo di affermazione e glorificazione del giovane e ambizioso regno (1130-1260). I re normanni, investiti della legatio apostolica, artefici della riconquista della Sicilia al Cristianesimo avevano come riferimento le grandi basiliche di Costantinopoli e Roma. Inoltre Monreale nata ad affermare e riconoscere l'impero di Guglielmo II in vita, veniva edificata in contemporanea ed in aperta competizione con il Duomo di Palermo, simbolo del potere del vescovo della città. È pure significativo il fatto che, nel Duomo monrealese, oltre al sepolcro regio, si trovi, nel fregio musivo, la raffigurazione del sovrano incoronato da Cristo, unica in Occidente, dove, dopo il conflitto tra il Papato e l'Impero, nell'XI sec., non era più pensabile una simile rappresentazione. Alla realizzazione del complesso architettonico concorsero i migliori artisti ed artigiani dell'epoca.

L'omogeneità del progetto d'insieme fa pensare, anche se non è dimostrabile, ad un'unica mente organizzativa, che diresse i lavori compendiando non solo i motivi architettonici ma anche quelli svariatissimi plastici e decorativi. Gli elementi stilistici più diversi, dalla pianta della chiesa longitudinale, tipicamente occidentale, ai motivi tipici dell'arte islamica, quali le colonne angolari ai lati delle absidi e la linea ogivale delle arcate, delle finestre, degli archi ciechi, ai mosaici di chiara derivazione bizantina, si intersecano e amalgamano in un unicum armonico che non ha eguali.

Il complesso monrealese si è mantenuto attraverso i secoli senza subire gravi manomissioni, eccezion fatta per il restauro del 1811 che comunque non ne ha turbato l'equilibrio. Anticamente l'insieme edilizio si presentava, a chi proveniva da Palermo, con le absidi del Duomo e la facciata dell'Abbazia e del Palazzo reale. Oggi questa visione può essere ricostruita soltanto idealmente. Del Palazzo reale, di compatta massa geometrica, forse a più piani, restano due finestre esterne a feritoia, un vano rettangolare all'ingresso con bifore ed un atrio di cui rimangono tre grossi archi ogivali oggi inclusi nell'edificio del seminario.

Il Duomo ha prospetto serrato da due poderose torri quadre, a cui nel 1770 venne aggiunto l'attuale portico che ne occulta una parte; è decorato da una serie di archi intrecciati e da tarsie in tufo chiaro e pietra lavica. Questa decorazione si estende ai prospetti laterali e alle absidi (dove agli archi e alle tarsie si aggiunge il rilievo di colonnine addossate). Sul lato settentrionale della chiesa tra il 1546 e il 1569 fu aggiunto un elegante portico su colonne di Gian Domenico e Fazio Gagini, sotto il quale si apre un semplice portale ornato di fasce a mosaico. Le porte in bronzo sono opera dei più importanti artigiani dell'epoca, quella principale del 1186 di Bonanno Pisano rappresenta 42 episodi biblici con iscrizioni in tardo latino ed è esaltata dalla ricca cornice del portale dove si alternano decorazioni plastiche e musive. Nella parte inferiore della porta troviamo due leoni e due grifi, simboli della monarchia normanna. La porta settentrionale scolpita nel 1179 da Barisano da Trani rappresenta in 28 formelle figure di santi ed evangelisti. La chiesa, il cui interno basilicale a croce latina lunga (m 102 x 40), è orientata, secondo la tradizione bizantina, ad Oriente. Le tre navate sono divise da due file di nove colonne di granito ad eccezione della prima di destra, che è di cipollino. Provenendo da materiale antico di spoglio, come i capitelli ornati da cornucopie, foglie d'acanto, immagini di Cerere e Proserpina, hanno diverse dimensioni e sostengono archi a sesto acuto di tipo arabo. La crociera a quattro arcate ogivali, è delimitata da transenne a mosaico (ottocentesche, rifatte su disegno antico). Il santuario quadrangolare a tre absidi è imponente per struttura e altezza.

Tutto l'interno della chiesa, al di sopra dello zoccolo marmoreo, è rivestito da mosaici a fondo d'oro (6.340 mq). La qualità dei mosaici non è costante, variano per finezza di disegno ed espressività. Ciò sembra rivelare, verosimilmente, che l'esecuzione fu affidata ad artisti di diversa provenienza, sia bizantini che locali e musulmani. Il ciclo musivo svolge ordinatamente una narrazione del mondo secondo la Bibbia, cominciando dalle sette giornate della creazione e terminando con le attività degli Apostoli, che fondarono la Chiesa di Cristo sulla terra, a cui, nell'abside, si aggiunge il Cristo Pantocratore con la corte celeste di angeli, profeti e santi. Il soffitto, a capriate lignee, policromo fu ricostruito nel 1816-37 dopo l'incendio del 1811, su disegno dell'originale. Il pavimento a dischi di porfido e granito con fasce marmoree intrecciate a linee spezzate è in parte originale, in parte del 1559.

Altre opere d'arte sono: tre sarcofagi marmorei del 1846, rifatti sugli originali distrutti nell'incendio del 1811, contenenti i resti di Margherita di Navarra e dei figli Ruggero ed Enrico; l'altare di Luigi IX re di Francia; un reliquiario marmoreo gaginesco con rilievi (Pietà, Annunciazione, SS. Pietro e Paolo); altare barocco in marmo con decorazione a mischio; altare maggiore in porfido, barocco, con ornati in argento e bronzo dorato, eseguito a Roma da L. Valadier nel 1771; altare barocco simmetrico a quello della cappella di sinistra; tomba marmorea di Guglielmo II il Buono rifatta nel 1575, con decorazione a tralci; tomba in porfido di Guglielmo I del XII sec.; la Cappella di S. Benedetto (1569), eretta come luogo di sepoltura dei Benedettini, rivestita interamente da tarsie marmoree e rilievi di G. Marino (1728) con sull'altare, "Apoteosi di S. Benedetto" di I. Marabitti (1766); a fianco la Cappella di S. Castrense in sobria architettura, che contiene un ciborio manieristico cinquecentesco e un quadro di P. A. Novelli "S. Castrense" (XVII sec.); nei pressi di questa cappella una statua tardo cinquecentesca di "S. Giovanni".

Al Tesoro si accede traversando la fastosa cappella del Crocifisso ricca di intarsi marmorei e sculture (sull'altare Crocifisso ligneo quattrocentesco di scuola siculo-catalana) edificata nel XVII sec. Il Tesoro consta di un reliquiario barocco, detto della "Sacra Spina", altri reliquari di varia età, una cassettina di rame forse di età normanna, una pregevole pisside con figure, un pastorale del XVII sec., vari arredi sacri e codici.

L'antica Abbazia coeva al resto del complesso fu ampliata fino al XIV sec. e successivamente lasciata in abbandono e sostituita dal nuovo convento. Resta parte dell'ala meridionale con un grande locale scoperto, forse adibito a dormitorio, il cui prospetto esterno, visibile dalla villetta del belvedere, presenta un ordine di bifore sovrastato da monofore.

L'abbazia si sviluppa intorno al Chiostro


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