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IL PATRIMONIO DOCUMENTARIO
Il primo Archivio Generale fu istituito nel 1818,
trasformato poi in Grande Archivio (con la legge organica sugli archivi
promulgata nel 1843 dal governo borbonico) e, dopo l'unificazione d'Italia, in
Archivio di Stato di Palermo.
Il Comune di Palermo, a cui furono assegnati i
locali del convento di San Nicolo da Tolentino, intraprese, così, la riorganizzazione
del proprio archivio che si trovava ammassato in vari ambienti del Palazzo
municipale. Nel 1866 fu nominato direttore Fedele Pollaci Nuccio, persona colta
e qualificata il quale, negli oltre trentanni della sua direzione, restituì
all'Archivio la struttura originaria e lo rese accessibile alla ricerca storica.
Egli applicò il metodo storico secondo cui la
documentazione di un Ente deve essere ricomposta nello stesso ordine della sua
produzione. L'archivio nasce e cresce contemporaneamente all'Ente ed il
riordinatore deve conoscere la sua storia.
La relazione che nel 1872 egli indirizzò
all'Amministrazione comunale intitolata "Dello Archivio comunale, suo
stato, suo ordinamento" e "Gli atti della città di Palermo dal 1311
al 1410" costituiscono un capitolo fondamentale degli studi siciliani di
diplomatica e archivistica, conoscenza indispensabile per chi comincia a
compiere ricerche nell'Archivio comunale.
Negli antichi manoscritti ritroviamo la vita
quotidiana della città narrata non dagli storici ma da coloro che l'hanno
vissuta, la memoria autentica, attraverso i secoli, della vita politica e
amministrativa del territorio urbano.
Le testimonianze documentarie, anche se
frammentarie, risalgono al XIII secolo, mentre le serie organiche e continue
partono dal secondo trentennio del '300. In questo periodo l'Amministrazione del
Comune di Palermo (Universitas felicis urbis Panormi) era retta da un insieme
d'organi e di cariche che esercitavano poteri e competenze.
Ogni provvedimento era redatto per iscritto in
registri cartacei a cura di un funzionario del Comune, chiamato Maestro notare.
Anche gli atti in entrata (lettere da parte del sovrano, d'altre autorità e da
privati) erano integralmente trascritti.
All'inizio i registri costituivano una serie
unica, poi, con l'aumento delle cariche e dei compiti
degli uffici, si tennero contemporaneamente più registri che vennero a formare
più serie cronologicamente parallele.
La serie che comprende i registri più antichi,
dell'anno 1311, è quella degli "Atti, bandi e proviste".
Gli Atti del Senato, organo paragonabile
all'attuale Giunta che, oltre ad amministrare la città, partecipava anche al
potere politico e legislativo, è il più vasto
e vario perché riporta gli atti emanati su qualsiasi materia, compresi quelli
provenienti dagli organi giudiziari comunali. I Bandi consistevano nella
notifica alla cittadinanza dei provvedimenti presi dal Senato tramite un
banditore che, preceduto dal suono di una tromba, leggeva a voce alta nei luoghi
stabiliti. Le Proviste, vale a dire provvedimenti, comprendevano le richieste
che i cittadini facevano al Senato e le decisioni che questi adottava.
Uguale importanza presenta l'archivio dei
Consigli Civici, convocati "ad Sonitum campanae". Questa serie ha
inizio nel 1446 e raccoglie i verbali delle riunioni dell'Organo, composto di
giurati e notabili della città, cui spettava prendere decisioni in materia di
particolare importanza. Nel 1818 fu sostituito dal Decurionato, organo fondato
da 30 membri, che fino al 1860 ebbe affidata
la rappresentanza comunale col compito di emettere atti chiamati Deliberazioni.
Altre serie sono indicate in latino o in volgare
dell'epoca. Vanno ricordati gli archivi di Penes acta, costituiti da
documentazione originale allegata alle varie pratiche, e di Barrature,
comprendenti minute d'atti fra i quali troviamo testimonianze concernenti le
Corporazione d'arti e mestieri della nostra città. Le lettere che erano spedite
dal Senato sono raccolte nei volumi che formano l'archivio di Consulte (pareri,
relazioni e provvedimenti presi dal Senato).
Tutte le attività si svolgevano secondo rigide
formalità minuziosamente descritte nei Cerimoniali. La documentazione appena
descritta copre per lo più il periodo che va dalla fine del '500 ai primi dell'800.
A partire dal 1818 avviene un radicale cambiamento della forma di produzione
documentaria e di tenuta degli atti, molto più simile all' odierna. Le nuove
raccolte sono inserite in una sezione denominata Archivio di corrispondenza.
Di notevole importanza è la documentazione di
carattere finanziario e contabile, strettamente collegata a quella politico -
amministrativa (Sala Rettangolare). Le entrate erano date principalmente dal
ricavato delle imposizione indirette, chiamate gabelle e nell' '800 dazi, che
gravavano su ogni possibile cespite: sui generi commestibili, sulle merci
commerciate per mare e per terra, sulla seta, sugli schiavi e così via.
Tra le varie scritture sono da notare il libro
universale del patrimonio - registri d'entrate ed uscite, le Cautele,
documenti su cui si basavano crediti e debiti, le Significatorie, modifiche di
debito.
Di grande interesse sono: "archivio delle
acque", documenti emanati da una deputazione che amministrava le acque di
proprietà del Comune come: Gabriele, Uscibene, Papireto, Garraffello, e le
"Cautele delle vendite con il privilegio delle strade Toledo e Maqueda,"
relativi agli espropri effettuati per l'ampliamento del Cassare e per l'apertura
della "strada" Maqueda.
L'amministrazione della giustizia, limitatamente
al primo grado, era di competenza della città ed era esercitata dalla Corte
pretoriana per la materia civile, e dalla Corte capitaniale, per quella penale.
Le scritture della Corte pretoriana ed alcuni frammenti di registri trecenteschi
dello stesso organo sono pubblicati negli
Acta curiae.
Sono da ricordare particolarmente le pergamene
attinenti privilegi della città, esenzioni, prerogative varie concesse da
pontefici, sovrani, imperatori, conservate in un mobile posto al centro della
sala Almeyda, il Tabulario dell'Archivio Storico.
Questi documenti furono sempre oggetto di
speciali cure perché erano considerati molto importanti per la vita della
Città e venivano conservati in una cassetta di mogano ai piedi della statua
dell'Immacolata nel Palazzo Pretorio. In seguito, quando l'Archivio si trasferì
nei locali odierni, il direttore Fedele Pollaci Nuccio fece costruire
appositamente il suddetto mobile, dotato di cassetti che si estraggono con dei
tiranti ed m ognuno dei ripiani è conservata una pergamena.
Esse sono settantasei, superstiti di un numero
più cospicuo andato distratto non solo per il decorrere del tempo, ma anche in
occasione di rivolte come in quella del 1866, chiamata del 7 e mezzo, durante la
quale i rivoltosi si riversarono nel Palazzo municipale e diedero alle fiamme i
documenti che secondo loro rappresentavano il segno tangibile di quei privilegi
del potere contro cui lottavano.
Il documento più antico rimasto risale al 1337,
ma la raccolta originaria rimonta a Federico II imperatore.
È da menzionare il registro cartaceo del notaio
palermitano Adamo de Citella, degli anni 1298-99. Esso è uno dei tre registri
del secolo XIII superstite in Sicilia e permette di ricostruire aspetti della
fiscalità, dell'economia e della società di Palermo in quei tempi Infine è
d'estremo interesse per gli architetti ed ingegneri che oggi si occupano di
restauro di palazzi e monumenti antichi tutto ciò che attiene le trasformazioni
subite dalla Città dal 1870 fino al 1940 circa (Sala dei Lucernali o Lavori
pubblici). Esiste anche una raccolta di cimeli risorgimentali,
come alcuni autografi di Garibaldi, Umberto 1° e Crispi.
L'Archivio mette a disposizione degli studiosi
una Biblioteca specializzata che contiene anche cinquecentine, seicentine e
testi rari.
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Usi e Costumi
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