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La riserva naturale orientata <

Monte Pellegrino
Habitat


La Palazzina Cinese (1802), residenza reale dei Borbone di Napoli

Monte Pellegrino e Parco della Favorita:
habitat reali

Ne "L'immagine dello città" K. Lynch affermò che l'ambiente naturale non è solo il frutto di millenari processi ecologici, ma anche la conseguenza dell'intervento umano sul territorio, leggibile come testimonianza storica non riproducibile e pertanto da custodire. Per tali motivi il Monte Pellegrino e il Parco della Favorita che si stende ai suoi piedi rappresentano un sistema paesaggistico e antropologico unitario, simbolicamente rappresentativo della mediazione tra l'uomo e l'ambiente nei secoli. 

Il Parco della Favorita nacque come riserva reale di caccia e luogo di diletto della corte borbonica di Ferdinando III, intorno al 1799, in seguito allo precipitosa fuga che costrinse il re a rifugiarsi a Palermo dopo la proclamazione della Repubblica Partenopea. Ferdinando acquistò una casena ai Colli con l'intento di impiantarvi la propria residenza. Per tale scopo incaricò l'architetto Venanzio Marvuglia di ristrutturare la casena con fatture orientaleggianti, (l'attuale Casina Cinese) e di sistemarne a giardino gli spazi di pertinenza.

Contestualmente, Ferdinando III creò un grande parco limitrofo alla sua residenza annettendo parte dei feudi localizzati lungo il fianco occidentale di Monte Pellegrino. Si trattò complessivamente di circa 400 ettari sui quali impiantò il Parco della Real Favorita, un parco neoclassico destinato ad accogliere le attività preferite dal re ovvero la caccia e la sperimentazione agraria.

La nuova struttura viaria del parco venne realizzata mediante una maglia di piccoli viali alberati scanditi da luoghi di sosta, piazzette, fontane, statue, obelischi, scuderie, torrette neogotiche e teatrini di verdura, oltre alle saie, le gebbie e le torri d'acqua per l'irrigazione. La fitta maglia di percorsi era attraversata ortogonalmente da tre grandi viali principali: il viale Diana, terminante nell'omonimo boschetto con lo statua della dea oggi scomparsa, il viale Pomona che collega la Casina Cinese con lo slargo dove trovasi lo statua di Pomona dea della frutta e il viale d'Ercole, perpendicolare agli altri due, terminante nell'impianto della fontana a 176 zampilli con lo statua d'Ercole Farnese.

Le associazioni vegetali sono composte in raggruppamenti geometrici; così vi si trovano singole zone di agrumeti, di orti, di frutteti, di conifere, di macchia mediterranea e di campi agricoli sperimentali.

Lo parte più naturale del parco, sebbene anche qui i boschetti di macchia derivino da un impianto artificiale, è quello pedemontano che costeggia lo parte rocciosa di Monte Pellegrino, dove Ferdinando volle collocare i  percorsi di caccia più accidentati. L'impianto dei giardini della Palazzina Cinese rappresenta uno successione di tre comparti diversi: il primo costituito da un lungo viale rettilineo con imbocco nei pressi della Villa Niscemi che, fiancheggiato da aiuole convergenti verso la villa, inquadra l'edificio; il secondo costituito da un parterre de broderie alla francese, retrostante lo palazzina, rappresenta la parte più formalmente definita e ornamentale; il terzo costituito da un giardino a paesaggio riecheggiante temi anglosassoni, dotato di un pregevole boschetto con "Coffee House", rappresenta l'elemento di chiusura dell'intero complesso.

Con lo nascita del Regno d'Italia il parco passerà ai Savoia fino al 1926, anno in cui il casato reale rinunciò all'usufrutto del parco e ne iniziò il degrado con la costruzione delle due strade veicolari per Mondello, l'insediamento delle strutture sportive lungo il bordo e l'impoverimento della vegetazione.

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