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Monte Pellegrino
Un sito unico


il quadro: Palermo col Monte Pellegrino di Francesco Zerilli - 1829

Situm unicum

Monte Pellegrino un tempo non doveva costituire, come oggi, un promontorio collegato alla costa. Quasi sicuramente il monte, in origine, fu separato dalla terraferma da un braccio di mare, come riferisce Gustavo Chiesi in "La Sicilia Illustrata" nel 1692. Il progressivo sollevamento dell'isola da una parte, gli interramenti prodotti dalle alluvioni dall'altra, nello svolgersi dei secoli hanno colmato il braccio di mare e congiunto le due isole.

I primi indizi della sua originaria figura ci provengono da Polibio (150 a.C.), che nel chiamarlo "Carcere" o "Epiercta" così lo descrive:

"...è un monte da tutti i lati scosceso, che dalla pianura che gli sta attorno sorge ad una ragguardevole altezza. Precipizi inaccessibili li cingono dalla parte della marina... Possiede eziandio un porto opportuno a quelli che fanno vela da Trapani, da Lilibeo verso l'Italia, e il quale è abbondantissimo di acqua. Tre sono le vie che menano a questo monte, ma tutte difficili; due da terra e una dal mare"

Verosimile risulta la descrizione dì Polìbio, infatti Monte Pellegrino è un massiccio roccioso, sito o nord della città di Palermo, circondato dalla grande pianura di origine alluvionale sulla quale sorge il sistema urbano del capoluogo siciliano.

"Il più bel promontorio del mondo... grande massa rocciosa, più largo che alto, giacente all'estremità Nord/Ovest del Golfo di Palermo...",

come lo descrive Goethe nel 1767, ha uno sviluppo perlopiù longitudinale in direzione nord secondo una linea direttrice che partendo dalla zona portuale della città, termina nella zona balneare del Golfo di Mondello.

Il suo versante orientale costeggia il mare con un sistema di pareti rocciose a strapiombo, poggianti su una stretta fascia pedemontana a ripida clivometria. Le pareti rocciose si affacciano sulle borgate storiche di Vergine Maria e dell'Arenella, creando una barriera a crinali e coste scoscese di notevole effetto scenografico, percepibile dal Lungomare Cristoforo Colombo. Il suo versante occidentale confina invece con la campagna urbanizzata della Piana dei Colli e con la parte terminale della Conca d'Oro, anch'essa ormai completamente urbanizzata.

Il versante settentrionale è forse quello più scenografico, poiché in questo lato il monte si ritrae in se stesso formando un enorme anfiteatro naturale di primordiale bellezza, a ridosso dello località Addaura. Il versante meridionale, parimenti bella, confina con le attrezzature portuali della città ed è stato sempre il soggetto preferito dai pittori vedutisti dell'Ottocento.

Lo sommità del monte è costituita da una piattaforma rocciosa generalmente pianeggiante, sulla quale si ergono picchi e alture, la maggiore delle quali rappresenta la vetta del monte a quota 600 m. s.l.m. e che anticamente servì come luogo di vedetta di notevole particolarità strategica.


una litografia del 1840 circa

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