Dove
si trova
Caserma Militare
Corso Calatafimi n. 100
Orari di visita
feriali: 09.00 - 19.00
festivi: 09.00-13.00
Biglietto ingresso visita completa > euro 2; ridotto (18-25 anni)>
euro 1; gratuito (<18 anni e >65)
Info
Tel. 091 590299
Da vedere nelle vicinanze
Educandato carolino,
Fontana dei draghi,
Necropoli punica
La Cuba, costruita da
Guglielmo II nel 1180, è una delle ultime architetture
dell'età normanna.
Faceva parte del parco Reale detto
Ghenoard "giardino fiorito", che si estendeva a sud ovest
del Palazzo Reale. Era un grande padiglione dove il re
soggiornava nelle ore diurne, assisteva a feste e cerimonie,
riposava e si rinfrescava durante le giornate estive più
afose. La costruzione è ad un solo piano diviso in tre parti
e non ha appartamenti privati. Nell'arco del tempo ha subito
gravi crolli ed alterazioni, conseguenti al suo adattamento
a lazzaretto prima, e a caserma poi. Dall'esterno si vede un
edificio rettangolare lungo 31,15 m. e largo m 16,80. Al
centro di ogni lato sporgono quattro corpi a forma di torre.
Il corpo più sporgente costituiva l'unico accesso al palazzo
dalla terraferma, in quanto la Cuba era circondata
dall'acqua e solo in questo punto c'era una striscia di
terra che la collegava alla riva. Oggi il lago artificiale
che lo circondava è scomparso ed è stato trasformato in
cortile della caserma. I muri esterni sono ornati con arcate
cieche ogivali. Nella parte inferiore si aprono alcune
finestre separate da pilastrini in muratura. I muri spessi e
le poche finestre si pensa siano dovuti ad esigenze
climatiche, offrendo maggiore resistenza al calore del sole.
Inoltre, si ritiene che la maggior
superficie di finestre aperte fosse sul lato nordorientale,
perché meglio disposta a ricevere i venti freschi
provenienti dal mare, temperati ed anche umidificati dalle
acque del bacino circostante. L'interno della Cuba era
divisa in tre ambienti allineati e comunicanti tra loro. Al
centro dell'ambiente interno si vede un impluvio a forma di
stella a otto punte, che serviva come bacino di raccolta
delle acque piovane. All'interno delle pareti ci sono delle
nicchie con decorazioni in gesso: i Muqarnas. La Cuba passò
nel XIII secolo alla casa D'Angiò ed in seguito a Pietro
D'Aragona. Nel 1320 fu proprietà del conte Barca Siginolfo
ed in seguito di altri privati cittadini. Nel XVI secolo la
Cuba è ricordata dal Boccaccio in una novella del Decamerone
e come sostiene il Fazzello era ancora in mano agli
Aragonesi ed in tutto il suo splendore. Durante la peste del
1575/76 la Cuba fu adibita a lazzaretto e come tale rimase
fino al 1626. Nel XVIII sec. vi fu stanziata la cavalleria
Borgognona e il fabbricato subì ulteriori rifacimenti, ai
quali seguirono ricostruzioni e modifiche. Altre distruzioni
le subì durante la rivoluzione del 1848. Tutt'intorno la
Cuba era coronata da un'iscrizione araba, che corre ancora
in parte in una fascia alta cm 40. La prima traduzione fu
fatta nel 1849 dalla Amari in essa si legge in arabo il nome
di Guglielmo II, l'anno 1180 ed il nome "al-Musta'izz", cioè
"bramoso di gloria". Nel 1921 la Cuba diventa proprietà
dello stato, che inizia i lavori di restauro, affidandoli al
Soprintendente Francesco Valenti. Negli anni '50 la
proprietà della Cuba passa alla Regione Siciliana, che ne
cura il restauro intorno agli anni 80'/90'. L'architetto
Tomaselli, incaricato del restauro, riporta la Cuba
all'antico splendore, utilizzando criteri e materiali del
tipo originario.





Riceviamo e pubblichiamo dalla D.D.
Ragusa Moleti:
Palermo apre le porte è la manifestazione con cui la scuola palermitana intende ricordare i giudici Falcone, Borsellino e tutti coloro che hanno sacrificato la loro vita per la libertà della nostra città.
Infatti, l'obiettivo del progetto La scuola adotta un monumento è diffondere la conoscenza del patrimonio culturale ed artistico, perché, attraverso il recupero della memoria storica, della cultura e delle tradizioni della nostra città, si possa costruire un domani migliore.
"Ognuno di noi deve fare la sua
parte per creare in questa
Palermo, una volta felicissima,
condizioni di vita più umane", Giovanni Falcone
LA CUBA
E' uno dei più importanti monumenti della città, unico in Italia.
Sulle origini del nome Cuba sono state fatte numerose ipotesi: si dice che Cuba fosse una principessa araba, figlia di un emiro; pare che il palazzo le sia stato regalato in occasione delle
nozze.
Per altri Cuba era il nome di tutta la zona, trasformata dai Normanni in un grande
parco. Per altri era il nome della sorgente che lì è
ubicata.
Altri ancora pensavano che il nome Cuba derivasse dalla presenza di una cupola, ipotesi smentita dal fatto che non vi è mai stata alcuna
cupola.
L'ipotesi più accreditata, invece, è quella che Cuba significhi "casa quadrata". La Cuba fu costruita da Guglielmo
II, re dei Normanni, nel 1180.
Questo posto, vicino al palazzo reale, era un grande parco chiamato "Genoardo", paradiso della terra, perché ricco di acque e magnifici giardini.
Era circondata da un laghetto quadrato, ricco di pesci. Il re, per la costruzione del palazzo, incaricò degli ingegneri arabi, che furono talmente bravi da convogliare le acque verso la sala centrale dell'edificio, dove ersero una fontana a forma di stella, la quale, a sua volta, riversava le acque in una maestosa peschiera di forma rettangolare. La sala centrale era, inizialmente, utilizzata dal re per riposarsi dalla caccia e per organizzare feste, concerti e danze. Era abbellita da muqarnas (stalattiti delle quali ne rimane una soltanto); vi erano quattro colonne e le stanze laterali erano adibite a luoghi di servizio e come corpo di guardia.
Le finestre, a bocca di lupo, permettevano di generare correnti d'aria, che davano un senso di frescura, specie nelle calde ed afose giornate estive; inoltre, esse davano la
sensazione che il palazzo fosse a più piani, quando, in effetti, si svolgeva su uno solo. Nella sala, ubicata sul lato nord, si trova un'iscrizione in arabo tradotta
dall'Amari, grande studioso della storia degli arabi in Sicilia: "A/e/ nome di Dio clemente e misericordioso. Bada qui, fermati e mira! Vedrai l'egregia stanza dell'egregio tra i re di tutta la terra Guglielmo
II. Non v'ha castello che sia degno di lui. ...Sia lode perenne a Dio1 Lo mantenga ricolmo e gli dia benefici per tutta la vita."
Dopo i Normanni, lo splendore della Cuba e del suo
parco si spensero. Il "paradiso della terra" venne
devastato; gli Angioini non ebbero pietà per gli alberi e
le vigne, che erano stati coltivati con tanta cura. La Cuba cadde nell'oblio! Solo il Boccaccio vi
ambientò una delle sue più belle novelle, la sesta.
Nel 1575, a causa della peste, fu trasformata in
ospedale. Il governo borbonico vi insediò la
cavalleria. Nel 1860 tutta l'area militare e la Cuba
divennero proprietà dello Stato Italiano.
Di recente le autorità militari l'hanno ceduta
alla Regione Siciliana, che, dopo un valido
restauro, gli ha restituito il suo legittimo
splendore.
La Cuba è, con la Zisa, l'edificio che più
rappresenta l'architettura fatimita (araba) in
Sicilia.
Altra ricerca
Il palazzo della Cuba è una tra le testimonianze più enigmatiche
dell'architettura siciliana del Medioevo e sebbene di esso si siano
occupati, per secoli, molti studiosi, la conoscenza della storia più
antica di questo monumento resta assai limitata.
Non si conosce, infatti, con certezza, l'origine e il significato del
nome dell'edificio Cuba -, che potrebbe alludere alla presenza di una
cupola, e nemmeno la destinazione originaria di questo padiglione che
sorgeva immerso in una grande peschiera, circondato da un giardino di
fiabesca bellezza che, in lingua araba, era chiamato Gennet-ol-ardh,
ossia «Paradiso della Terra», un considerevole parco nel quale
ricadevano altri edifici quali la Zisa, la Cuba soprana, la piccola Cuba
e lo Scibene.
La quasi millenaria storia della Cuba ha,
convenzionalmente, inizio dal 1180, data scolpita nell'iscrizione
epigrafica in lingua araba posta a coronamento del palazzo, la quale
riporta anche il nome del re normanno Guglielmo Il d'Altavilla, indicato
come possessore dello splendido edificio.
Nel 1575, come documenta un'incisione pubblicata dal protomedico
Ingrassia, il palazzo viene utilizzato come lazzaretto. Sugli argini
della peschiera vengono costruiti degli edifici per accogliere i
palermitani flagellati dalla peste.
Dopo il cessare della pestilenza, il palazzo della
Cuba e le nuove costruzioni che lo contornavano, rimasti senza specifica
utilizzazione, passano nuovamente in mano di privati che dal 1646 cedono
in enfiteusi il complesso per ospitare una compagnia di mercenari
borgognoni, impiegati come guardia viceregia durante il periodo della
dominazione spagnola. Alcuni rilievi inediti del quartiere militare,
eseguiti dall'ingegnere Joseph Valinruela nel 175 1, ci offrono un
quadro esauriente sullo stato di conservazione e sulle aggiunte
apportate nel primo periodo di adattamento a scopi militari.
Nel 1850 Amari pubblica la traduzione dell'iscrizione
epigrafica, nella quale legge il nome di Guglielmo Il e la data 1180. I
suoi studi apportano una rivoluzione nella datazione dell'edificio,
ritenuto, fino ad allora, un mirabile esempio di architettura islamica.
Dopo lunghe trattative, nel 1921. il palazzo viene ceduto dal Ministero
della Guerra a quello della Pubblica Istruzione. Con la piena
disponibilità dell'edificio inizia l'opera di restauro radicale,
condotta secondo gli indirizzi stilistici dominanti in quegli anni,
ossia, con il proposito di riportare il palazzo "all'antico splendore".
Il programma delle demolizioni di tutte le stratificazioni viene portato
a compimento immediatamente, mentre le opere di ripristino degli
elementi decorativi e del paramento lapideo, condizionate dalle
ristrettezze dei finanziamento, si protraggono per 15 anni, fino al
1936, quando si interrompono, restando incompiute, principalmente
nell'ala occidentale. Per oltre un cinquantennio la Cuba sarà
dimenticata restando non fruibile per la sua posizione all'interno della
caserma.
Alla fine degli anni ottanta, un rinnovato interesse per l'architettura
medievale siciliana e il proposito di scongiurare una possibile e
rovinosa fine dell'edificio così come era avvenuto nel 1971 per la Zisa,
suggerisce l'avvio di una lunga campagna di studi, di analisi dei
materiali e di opere conservativi che hanno consentito la definitiva
apertura al pubblico nel 1996.