Cosa sarà mai il Genoardo? Chiederete voi... Ed ecco che comincia la storia.
C'era una volta... (la formula d'inizio è questa, no?) il primo Re Normanno di Sicilia Ruggero II.
Un giorno il Re in questione decise di far realizzare un parco reale, il più bello al mondo. Questo parco fu
chiamato Genoard da gennet-ol-ardh che significava "paradiso della terra" e si estendeva in lungo e in largo,
giungendo a ovest fino ai territori di
Monreale e
Altofonte e a sud fino alla zona di Brancaccio.
L'itinerario comincia da uno dei più bei palazzi che ornavano il parco reale, parliamo della
Zisa (foto) il cui
nome "al - aziz " significava "splendido, glorioso". Vi giungiamo dalla via Whitaker o da via Gili se proveniamo da piazza principe di
Camporeale, altrimenti da via Zisa se la partenza è da piazza Ingastone. In
tutt'e due i casi ci ritroviamo sulla piazza Zisa, di fronte ai prospetti laterali del castello.
Ancora oggi la grande mole mette in soggezione. Proviamo ad immaginarlo così come doveva presentarsi circa
mille anni addietro, (per piacere, poca polemica - certo che non è facile ignorare la costellazione di case e
casupole tutt'intomo e soprattutto il trionfo dei panni stesi) quando era circondata dal verde e si rifletteva su uno
specchio d'acqua. Edificata tra il 1165 e il 1167 (negli ultimi anni di regno di Guglielmo I e durante i primi di
Guglielmo II), è un gioiello d'architettura islamica nonostante la sua
monumentalità sia tutta normanna.
Al piano terra è la sala di rappresentanza detta anche "sala della fontana", a pianta cruciforme e coperta da volte a
crociera, è ornata da una fontana la cui acqua, scivolando su una lastra inclinata e confluendo in due piccoli bacini
nel pavimento, finiva nella "peschiera" antistante. Nei piani superiori erano gli appartamenti privati; è mirabile il
sistema di ventilazione che serviva a far circolare nelle stanze, l'aria refrigerata dall'acqua. (Vi rendete conto
dell'ingegno arabo? Già da allora avevano trovato l'alternativa alla spossante calura estiva, mentre noi oggi se non
abbiamo l'impianto di climatizzazione possiamo scioglierci nei nostri sudori...).
Dopo la dominazione dei Normanni, degli Svevi e degli Angioini, la Zisa cominciò il suo lento decadimento. Nel XIV secolo divenne una fortezza e parte dell'iscrizione soprastante fu sacrificata ai vuoti delle merlature;
successivamente divenne un baglio agricolo. Durante la pestilenza del 1575 divenne magazzino per gli oggetti in quarantena. Nel XVII secolo fu acquistato da una nobile famiglia spagnola che ne cambiò i connotati e, finita la stirpe, passò in mano agli eredi (i
Notarbartolo), cui fu espropriato nel 1951 dalla Regione Sicilia. Mentre languiva in attesa di un intervento di restauro, nel 1971 si sentì un gran boato: era crollata l'ala
Nord !!!! Allora bisognò rimboccarsi le maniche e lavorare sodo. Nel 1991 dopo circa
vent'anni, il castello, è stato riaperto al pubblico. Il portale seicentesco (portale
Whitaker, dal nome dell'attiguo educandato) che trovate proprio di fronte all'ingresso del palazzo, dovrebbe quanto prima, permettere l'accesso ad un parco risistemato.
La tappa successiva ci porta in Corso Calatafimi a visitare
la Cuba
(foto). Partendo dal palazzo della Zisa, possiamo arrivare a quello della Cuba, imboccando rispettivamente le seguenti strade: via Normanni, corso Finocchiaro Aprile, corso Alberto Amedeo. Giungiamo a Piazza Indipendenza e ci immettiamo sul Corso
Calatafimi. (Se preferite camminare a piedi, un altro percorso alternativo è il seguente: da via Zisa scendere in giù fino a piazza
Ingastone, imboccare la via Colonna Rotta ed arrivare nei pressi di Piazza Indipendenza).
Eccoci giunti: ci fermiamo in Corso Calatafini n. 100. Oltrepassando il portone d'ingresso ci ritroviamo davanti un altro mirabile palazzo, di minori dimensioni rispetto a quello della Zisa ma d'aspetto
simile (la Zisa servì da modello). Fu terminata nel 1180 sotto il regno di Guglielmo II (questo e molto altro è scritto in caratteri arabi sulla fascia di coronamento che sormontava in origine tutto l'edificio).
L'edificio a pianta rettangolare poggiava su di un basamento, era circondato dalle acque di un laghetto ricco di pesci e immerso in mezzo al verde. La facciata esterna è segnata da modanature, vi sono arcate e finestre cieche che lasciano intuire uno spazio
interno con diversi piani, mentre si tratta di un solo livello. L'interno ha subito diversi rimaneggiamenti, è distribuito intorno ad un vano centrale in cui sono visibili le tracce di una fontana.
Al termine del regno Normanno così come era avvenuto per la Zisa, anche per la Cuba cominciò il declino. Arrigo VI di Svevia la adoperò come sede in cui giustiziare gli oppositori e diede ordine di devastare il parco. In seguito, il "completamento dell'opera" fu compito degli
Angioini... Nicolo Speciale, cronista del XV secolo narra:
".. .tutto ciò che c'era di verde veniva distrutto e nessuno aveva pietà..,"
Ma lo splendore doveva ancora essere notevole se il Boccaccio ambientò proprio alla Cuba uno dei suoi racconti
(Decamerone, sesta novella della quarta giornata).
Nel 1575, in seguito alla pestilenza divenne un lazzaretto. Dal XVIII secolo risulta aggregata alla caserma dei
Borgognoni, guardie mercenarie del Viceré. Inglobata nella zona militare dell'attuale caserma Tukory è passata di
recente alla Regione Siciliana. Dopo vari restauri è stata riaperta al pubblico nel 1996.
(Segnaliamo che utilizzando lo stesso biglietto e facendo richiesta ai custodi, potete visitare la
necropoli punica
sita in Corso Calatafimi al n.90).
Oltre a questa Cuba, chiamata Sottana, ne esisteva un'altra detta Soprana, sorta nel 1184 per volere di Guglielmo
II, oggi inglobata nella settecentesca costruzione di Villa Napoli (sorta sulle sue strutture murarie).
Dirigiamoci li. Continuiamo a percorrere Corso Calatafimi in
direzione della montagna, oltrepassiamo il semaforo con la via Cappuccini e ne approfittiamo per passare dal lato opposto della strada. Ad un certo punto ci ritroviamo
sulla destra la via Zancla. Già all'imbocco della strada vediamo far capolino una cupoletta rossa che emerge da
una macchia verde. E' la Piccola Cuba (foto) detta anche Cubula, piccolo edificio di pianta quadrata con una apertura a
sesto acuto su ogni lato decorata con fasce bugnate. Si presume che la Cubula appartenesse al bacino entro il quale
si ergeva la Cuba Soprana, altrimenti che al centro vi sgorgasse una fontana, visto che nei pressi del chioschetto
passavano le acque che alimentavano il lago Alberira.
Villa Napoli (l'entrata è sulla via Speciale) è attualmente in restauro, prossimamente sarà una villa parco a
disposizione dei cittadini. Nessuna disposizione riguarda invece il recupero della Cubula, che evidentemente sembra godere di ottima salute...
L'itinerario si chiude qui, ancora un altro edificio nei pressi ci sarebbe da visitare ma ve lo sconsigliamo. Non
perché sia poco bello, anzi, al contrario. Si tratta dello Scibene, i resti sono stati in parte inglobati dalle circostanti
casupole mentre l'aula regia è oggi adibita a discarica. Poco male no? Nei
pressi gli acquedotti arabi: I QANAT !