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Il sogno di Irene: una storia di coraggio e speranza contro il tumore ovarico

Il 3° Convegno Nazionale di ALTo a Palermo il 22 novembre, con medici, ricercatori e pazienti uniti per cambiare la storia di questa malattia silenziosa

Palermo – La storia di Irene è un grido di speranza contro il tumore ovarico, una malattia che colpisce troppe donne ogni anno. Ma la sua eredità vive in ALTo, l’Associazione Lotta al Tumore Ovarico, che il 22 novembre organizza a Palermo il suo 3° Convegno Nazionale “Il sogno di Irene vive in ALTo”.

In un giorno di confronto e condivisione, esperti di oncologia ginecologica, ricercatori e pazienti si incontreranno per parlare di diagnosi precoce, genetica e percorsi terapeutici innovativi, con l’obiettivo di costruire una rete di cura e consapevolezza attiva. Un momento importante per riflettere su come possiamo lavorare insieme per sconfiggere questa malattia.

“Il sogno di Irene è diventato un movimento di donne e uomini che vogliono cambiare il destino del tumore ovarico” – spiega Maria Teresa Cafasso, presidente di ALTo – “Oggi, insieme, possiamo fare la differenza. Possiamo dare speranza a chi è stato colpito da questa malattia, possiamo supportare le famiglie e possiamo spingere la ricerca verso nuove frontiere”.

Ma cosa significa esattamente “cambiare la storia del tumore ovarico”? Significa trovare nuove cure, significa migliorare la qualità della vita delle pazienti, significa dare voce a chi non ha voce. E ALTo è lì per farlo, con il supporto di medici, ricercatori e pazienti.

Un convegno per la vita
– Quando: 22 novembre, 8:30-14:00
– Dove: Sala Sicindustria, via Alessandro Volta 44, Palermo
– Perché: per dare voce alle donne, per sostenere la ricerca, per cambiare la storia del tumore ovarico.

Unisciti a noi! Siamo tutti parte di questa storia, e insieme possiamo scrivere un nuovo capitolo di speranza e di vita.


Intervista di Rosalinda Camarda al presidente, Professoressa Maria Teresa Cafasso

Quali sono le principali sfide che le donne affette da tumore ovarico oggi affrontano?

Le donne che affrontano un tumore ovarico si trovano davanti a sfide complesse. La prima è la diagnosi tardiva, perché i sintomi sono vaghi e facilmente confondibili con disturbi comuni. Questo fa sì che molte diagnosi avvengano in stadi avanzati, quando la malattia è più difficile da trattare.
A questo si aggiunge un percorso di cura lungo e impegnativo, che spesso prevede chirurgia importante, chemioterapia, terapie di mantenimento e, purtroppo, recidive frequenti.
C’è poi l’impatto psicologico, relazionale e sulla qualità della vita: cambiamenti fisici, menopausa precoce, perdita della fertilità, timori per il futuro.
Infine, molte pazienti incontrano disuguaglianze nell’accesso ai centri specialistici e alle terapie innovative, anche perché la ricerca in questo campo è ancora sottofinanziata rispetto alla gravità della malattia.

Come può ALTO supportare le pazienti e le loro famiglie?

ALTO nasce per stare accanto alle donne con tumore ovarico e a chi le sostiene.
Offriamo ascolto e orientamento durante tutto il percorso terapeutico, aiutando le pazienti a comprendere le opzioni disponibili e a dialogare con il team medico. Creiamo reti di supporto tra pari, perché condividere esperienze con chi ha vissuto la stessa malattia riduce la solitudine e dà forza.
Sosteniamo anche le famiglie e i caregiver, che spesso vivono un carico emotivo importante.
Sul fronte dell’informazione, produciamo materiali chiari e affidabili e promuoviamo iniziative pubbliche per migliorare la comprensione della malattia.
E soprattutto, svolgiamo un ruolo attivo di advocacy: sollecitiamo costantemente le istituzioni affinché garantiscano equità di accesso alle cure, percorsi dedicati e maggiori investimenti nella ricerca, che oggi non sono proporzionati alla letalità della malattia.

Quali sono le novità nella ricerca e trattamento sul tumore ovarico?

Negli ultimi anni la ricerca ha fatto passi avanti significativi. Le terapie mirate, come i PARP-inibitori e gli anti-angiogenetici, hanno migliorato la gestione della malattia in molte pazienti, soprattutto nei casi con mutazioni genetiche specifiche.
Si stanno studiando nuove combinazioni con immunoterapia, anticorpi coniugati e strategie per superare la resistenza ai trattamenti attuali. È inoltre sempre più importante la medicina di precisione, con test genetici e biomarcatori che guidano le decisioni terapeutiche.
Ma nonostante questi progressi, la ricerca sul tumore ovarico rimane sottofinanziata rispetto alla sua aggressività. Per questo ALTO lavora per sensibilizzare le istituzioni e promuovere un impegno più forte e continuativo verso studi clinici, innovazione terapeutica e sviluppo di strumenti diagnostici più efficaci.

Come si può aumentare la consapevolezza e la prevenzione del tumore ovarico?

Aumentare la consapevolezza è fondamentale perché non esiste uno screening precoce affidabile per il tumore ovarico. È quindi essenziale informare le donne e i medici sui sintomi sospetti e sull’importanza di non ignorare segnali persistenti.
Occorre diffondere una cultura dell’ascolto del proprio corpo e chiarire che esami come Pap-test e HPV-test non individuano il tumore ovarico.
Per le donne con familiarità o mutazioni genetiche, è importante garantire accesso alla consulenza genetica e ai percorsi di prevenzione personalizzati.
Le associazioni, insieme ai media e ai clinici, hanno un ruolo determinante: creare testimonianze, campagne divulgative e iniziative pubbliche.
In questo quadro, ALTO si impegna anche a richiamare l’attenzione delle istituzioni sulla necessità di investire di più nella ricerca, perché senza nuove strategie diagnostiche e terapeutiche non si può davvero parlare né di prevenzione né di cure realmente efficaci.

Rosalinda Camarda Signorino
Red. PalermoWeb

 

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