La violenza contro le donne è una piaga sociale che non può più essere tollerata. È tempo di chiedere conto alle istituzioni e di pretendere azioni concrete
Di Rosalinda Camarda Signorino
Oggi, 25 novembre, è la Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza contro le Donne. Ma per me, è solo un giorno come tanti altri. Un giorno in cui si parla di violenza, di abusi, di donne che non ci sono più. Un giorno in cui si ricorda Angela, nome che rappresenta tutte le altre donne che hanno perso la vita a causa della violenza.
Ma io sono stanca. Stanca di assistere solo a passerelle, di sentire parole vuote e promesse non mantenute. Stanca di vedere donne ridotte a oggetti, a numeri, a statistiche.
I dati sono allarmanti: in Italia, circa 6 milioni e 400mila donne hanno subito almeno una violenza fisica o sessuale nel corso della loro vita. Il 31,9% delle donne italiane tra i 16 e i 75 anni ha subito almeno una forma di violenza fisica o sessuale. Il 12,6% delle donne che hanno o hanno avuto un partner ha vissuto violenze all’interno della coppia.
È fondamentale che si parli di questo problema ogni giorno, non solo il 25 novembre. È importante creare una cultura di rispetto e uguaglianza, e sostenere le vittime di violenza. Se tu o qualcuno che conosci ha bisogno di aiuto, ci sono risorse disponibili, come il numero di emergenza 1522.
Ma le istituzioni? Dove sono? Perché non fanno abbastanza? Perché non si impegnano di più per proteggere le donne e punire i colpevoli? È inaccettabile che le donne siano ancora vittime di violenza e che gli uomini che le uccidono o le violentano spesso non siano puniti come dovrebbero.
Essere donna è ancora una sfida. Un ricordo di tanti anni fa, appena diciassettenne, alle prese con un vocabolario di lingua italiana datato, apparteneva a mio nonno, la definisce molto semplicisticamente come la femmina dell’uomo, dimostrando così un’atavica e inveterata idea che si ha di un essere sottoposto a un suo simile.
Gli anni di fine Novecento sono stati gli anni del femminismo, anni di lotta per la propria affermazione. Ne è passata di acqua sotto i ponti prima di raggiungere l’ambita parità. Oggi la donna ricopre alti incarichi dirigenziali in aziende, nella politica e in qualsiasi ambito lavorativo, anche se spesso le quote riservate alle donne sono ancora limitate.
Ma io mi chiedo: si è riusciti a educare gli uomini all’idea di avere accanto un essere pari a lui? Le istituzioni stanno facendo un lavoro degno di nota? Sono molto dubbiosa. Purtroppo, è ancora tristemente oggetto di violenze che spesso si svolgono dentro le mura domestiche, appunto perché molti uomini non accettano di considerarla alla pari.
È tempo di cambiare. È tempo di chiedere conto alle istituzioni, di pretendere azioni concrete e non solo parole. È tempo di dire basta alla violenza contro le donne.
Non voglio più sentire “non è colpa sua” o “se l’è cercata”. Voglio sentire “non è mai colpa sua”, “non è mai giustificata la violenza”.
Oggi, 25 novembre, voglio quindi ricordare tutte le donne che non ci sono più. Ma domani, voglio vedere un mondo diverso. Un mondo in cui le donne possono vivere senza paura, senza violenza, senza abusi.

