Carini: il territorio

1465

Sul piano urbanistico Carini presenta due assetti perfettamente contigui: quello medievale e quello moderno.

Il primo ha come riferimento centrale il Castello, attorno al quale si estende l’antico borgo con la Chiesa di San Giuliano, i magazzini del barone, lo stesso edificio municipale. Il tutto, era circondato, verosimilmente, da una cinta muraria, di cui la porta a sesto acuto antistante il Convento di San Vincenzo è testimonianza, probabilmente riferibile all’epoca normanna. Si tratta di un complesso di grande suggestione, determinato primariamente dalla bella mole del Castello, ma ben assecondato dall’articolato inanellarsi del borgo, dove è facile immaginare l’antica vivacità delle botteghe artigiane e dei depositi circostanti. Un agglomerato di casolari presentava, al suo interno, piccoli cortili, di cui rimangono ancora significative testimonianze.

Nel secolo XV cominciano a sorgere alcune costruzioni presso il piano dei “Cardoni”, l’attuale Piazza Duomo, cosiddetto per la preesistente coltivazione dei carciofi. Nelle vicinanze sorgeva l’antico monastero Domenicano di San Mercurio, successivamente abbandonato (1599) per il pericolo causato dalle acque del torrente “Fiumarello”, apportatrici di malaria.

Il vero, consistente processo di inurbamento di Carini inizia nel XVI secolo, in coincidenza con il risveglio dell’economia, soprattutto agricola, del territorio e con l’impulso dato in particolare da Vincenzo II La Grua all’immagine del feudo e del suo Castello. Sorgono palazzi gentilizi, chiese e conventi, vengono effettuate le prime lottizzazioni destinate ad abitazioni civili.

La regolarizzazione cinquecentesca dell’impianto urbano porta alla prima definizione di assi portanti e del grande piano antistante il Duomo, inteso come centro della “croce delle strade”. Uno degli assi principali di Carini diventa così una lunga via che, partendo dalla cascata di “Passo d’Acqua”, scende giù per la Via Rosolino Pilo, interseca la piazza del Duomo e prosegue per l’attuale Via San Giuseppe. Altri assi di espansione si dipartono ad est della grande piazza. Nel rione San Giuseppe, sorgono case gentilizie, per lo più vicine alla cinta del Castello e nella piazza del Municipio (Palazzo Sanches), nell’area dove oggi sorge l’ex monastero di San Vincenzo. Altre case gentilizie vengono costruite nella zona di San Lorenzo (Palazzo d’Afflitto e Palazzo Ventimiglia) e nel rione Manganelli (Palazzo Marchese, Vernagallo, Ondes).

Fra le costruzioni settecentesche una menzione particolare merita il Palazzo Cutietta. Con la facciata decorata a stucco, presenta al suo interno soffitti a volta affrescati con scene mitologiche e di ispirazione religiosa, opera di Giuseppe Brusca (1765), l’artista che lavorò per la chiesa del Carmine. I pregevoli stucchi sono invece di Gregorio Lombardo.

Nel 1745 viene tracciato un altro asse portante, la Via Lunga, poi chiamata Corso Garibaldi, che diventa la principale arteria di Carini. Soltanto nell’Ottocento viene segnata la grande via del Corso Umberto, vero e proprio asse di parata lungo la quale sorgono palazzi, secondo una linea regolare e continua.

E’ così che si configura una straordinaria combinazione fra città e paesaggio. Due poli perfettamente simbiotici e al tempo stesso tipologicamente contrapposti, delimitano, infatti, questo asse. Da un lato, il polo esterno, con la stupenda lunga prospettiva sul verdeggiante pendio coperto di giardini di limoni, che guarda verso il mare, vera e propria terrazza sul Mediterraneo; dall’altro, il polo interno, costituito dalla grande piazza con la centrale fontana monumentale, prospiciente la Chiesa Madre.

Una perfetta complementarietà consente di passare, lungo un’unica verticale paesaggistica, dal mare alla pianura verdeggiante tipica della macchia mediterranea alle alture collinari premontane: una suggestiva sintesi dell’immagine della Sicilia, specificamente connotata dalla “memoria” del mito. Il “volo” della leggenda di Icaro, figlio di Dedalo, non avrebbe potuto trovare memoria più adatta che in questo meraviglioso territorio, dove si respira ancora l’aria antica dei pescatori di Hyccara; dove la mole del Castello comunica al visitatore dimensioni lontane fra Medioevo e Rinascenza; dove ancora il profumo dei limoni si mescola con le suggestioni di tanta arte figurativa distribuita nelle non lontane chiese del centro storico di Carini.

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