L’assessore dei Beni Culturali e dell’Identità siciliana, Alberto Samonà, insieme alla Soprintendente dei BB.CC di Messina, Mirella Vinci, ha effettuato questa mattina un sopralluogo tecnico nella Chiesa di San Giovanni di Malta – San Placido e dei Compagni Martiri a Messina.

Oggetto, una valutazione degli interventi necessari al recupero della parte ipogea e al restauro delle statue dei santi, poste sull’altare maggiore.

L’assessore è stato accolto dal Rettore della Chiesa monsignor Angelo Oteri e dallo storico dell’arte Marco Grassi, che ha raccontato le origini e l’evoluzione dell’importante edificio di culto.

Alla visita erano presenti, fra gli altri, il prof. Placido Bramanti, il parlamentare regionale Antonio Catalfamo, il sindaco di Furci Siculo, Matteo Francilia, Franz Riccobono, membro del Consiglio regionale dei Beni culturali, e Rosa Maria Lucifora, ispettrice dei BB.CC.

“La Chiesa di San Giovanni di Malta – sottolinea l’assessore dei Beni Culturali e dell’Identità siciliana, Alberto Samonà – è una preziosa testimonianza dal punto di vista storico, artistico e religioso, oltre che uno dei complessi monumentali più importanti della città. Il sopralluogo di questa mattina – aggiunge l’assessore Samonà – è un momento di attenzione dell’amministrazione regionale verso la città di Messina e verso quanti hanno mostrato di avere a cuore il recupero della parte ipogea della chiesa che, nel tempo, ha costituito luogo di grande venerazione e di identità”.

La fondazione del primo nucleo della Chiesa risale al VI secolo quando San Placido – discepolo di San Benedetto e martire per mano dei pirati insieme alla sorella Eustachia ed altri trenta monaci – fondò, sulle rovine di una vasta necropoli romana, il primo monastero benedettino. Nel XII secolo i ruderi di quello che era stato il Monastero vennero affidati dal Conte Ruggero ai Cavalieri Giovanniti che ne fecero il loro primo Gran Priorato; da allora, e fino al XIX secolo il complesso di San Giovanni divenne la sede siciliana dei Cavalieri di Malta. Fu nel 1588, però, che la Chiesa e l’annesso Ospedale subirono radicali rifacimenti a seguito dei quali vennero casualmente ritrovate le reliquie di San Placido e dei Compagni Martiri; fatto, questo, che trasformò il Tempio di San Giovanni in un luogo di culto particolarmente caro ai messinesi e che comportò la realizzazione di un’ampia chiesa affidata alla confraternita di San Placido, di una basilica superiore sede del Gran Priorato dei Cavalieri di Malta e, sull’altare maggiore, di un sacello per la custodia delle reliquie, realizzato dal Senato di Messina.

Attualmente la parte residuale dell’edificio mostra, tra eleganti decorazioni a stucco e pregiati affreschi, le statue di San Benedetto, Santa Flavia, Sant’Eutichio e San Vittorino. Tutti elementi riferibili ai primi del seicento.

Della parte ipogea non si hanno più notizie dal 1908, dal momento che, successivamente al terremoto, venne chiuso l’accesso che si trovava a fianco dell’attuale cappella del SS. Sacramento.

Da marzo 2015 ad agosto 2016 alla Chiesa fu concesso dalla Santa Sede un anno Giubilare per celebrare solennemente il 1500° anniversario della nascita del martire messinese San Placido.

 

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