NDR: Articolo pubblicato per gentile concessione dell’autore, Sig. Giovanni Modica.

Il genere “Verbascum” consta di 150 specie, presenti in Europa, Asia, Africa e, poche, in America.

Il nome deriva dal termine latino “barba = barba”, per la fitta peluria o lanugine di cui è ricoperta tutta la pianta.

Fanno parte di questo genere più di 200 specie di erbacee biennali, delle zone mediterranee. Hanno una rosetta basale di foglie da cui si origina il fusto, eretto, semplice o ramificato, con foglie semplici o picciolate e fiori in racemi semplici. Amano il sole e i luoghi asciutti.

Un tempo i preparati della pianta furono utilizzati rimedio contro la tisi (le foglie fresche del Verbascum phlomoides e Verbascum tapsus). I fiori a tutt’oggi trovano impiego nella preparazione di infusi dalle proprietà pettorali. Tra le specie utilizzate ricordiamo il Verbascum sinuatum L., Verbascum longifolium L, Verbascum thapsus L.

“Ad podagram”

Herba uerbascum contusa atque imposita intra paucas horas dolorem adeo efficaciter sedat, ut etiam ambulare audeat. Hanc compositionem praecipue auctores ,proficere adfirmant.

“Contro la gotta”

L’erba Verbasco pestata e posta (in impacco) in poche ore calma con molta efficacia il dolore così da potere anche camminare. Gli autori affermano che questo metodo in pratica è di grande efficacia.

Descrizione botanica della pianta

Il Tasso Barbasso o Barabasco o Candela regia (termine usato perché i gambi erano utilizzati, nell’antica Roma, come candele durante i funerali e le cerimonie) o Mignottone o Lingua di bue o Lumino delle streghe (nel Medioevo il Verbasco era associato alle pratiche magiche, e, si diceva, con la sua peluria si facevano gli stoppini per le candele), noto ed usato nell’antica Roma, è una pianta arbustiva biennale, rustica, vellutata, con denso tomento verde-biancastro più o meno giallastro, che raggiunge i 50 – 200 centimetri d’altezza, con radice fittonante, e fusto semplice ed eretto, lanuginoso in tutte le sue parti, per il denso tomento verde-biancastro o giallastro, densamente foglioso.

Nel primo anno di vita si nota una rosetta di foglie grandi, oblunghe-ovoidali, molli, crenato-dentate, brevemente picciolate o sessili.
Nel secondo anno, un fusto, semplice, diritto, coperto di foglie lanceolate, sessili o con breve picciolo, nasce dalla rosetta.
Le foglie, larghe, morbide, grigio-verde, tutte crenato-dentate, ripiegate sul fusto sono alterne e disposte a spirale.

Le inferiori ovali, talora oblunghe, contratte in picciolo, crenato-dentate; le medie e le superiori sessili, più piccole, alla base lungamente decorrenti sul fusto e formanti ali larhghe; le rameali con base cuoriforme.

I fiori, gialli, dolciastri, subsessili, raggruppati in fascetti, formante una lunga spiga terminale, semplice o ramosa, cilindrica; le brattee sono lanceolato-acuminate.
Calice a 5 lacinie lanceolate.
La corolla (raramente biancastra) giallo-pallida, pubescente all’esterno, è rotata; lembo cocavo od anche spianato, a 5 lobi rotondati.
Stami dismorfi, superiori bianco-lanosi, sempre barbati, i 2 inferiori glabri, nudi o barbati. Antere glalle; quelle degli stami inferiori inseriti obliquamente.
Il fiore dura un solo giorno, ma è sempre sostituito da elementi nuovi.
Il frutto è una capsula, attenuata in alto, bivalve, setticida, con numerosi piccolissimi semi (dalle proprietà tossiche), rugosi, neri, all’interno.

Habitat

Bella pianta ornamentale, cresce allo stato selvatico in Europa ed in Asia.
Il Verbasco ama il sole e i suoli ben drenati; cresce bene nelle zone temperate-fredde.
Fiorisce da maggio a tutta l’estate, nelle discariche, scarpate, terreni abbandonati, secchi, argillosi, soleggiati, incolti, tra le rocce, lungo le strade, i sentieri, di tutta Italia.
Cresce in Europa centrale e meridionale, Inghilterra e Scandinavia compresa, Asia Minore, naturalizzato in America settentrionale.

Tempo balsamico

I fiori, raccolti in estate, in giornate asciutte, appena sbocciati, vengono essiccati al sole.
Con l’essiccazione i fiori hanno sapore dolciastro e mucillaginoso, simile al miele.
Le foglie (della rosetta si raccolgono anche in altri periodi dell’anno, quali gennaio, ecc., e vengono utilizzate fresche), raccolte in estate (agosto-settembre), quando è terminata la raccolta dei fiori, con giornate asciutte, vengono essiccate al sole o temperatura moderata (25-30°).
Fiori e foglie sensibili alla luce ed all’umidità; imbruniscono perdendo il loro potere, dovuto all’azione di ossidasi, enzimi presenti nella pianta che possono essere eliminati mediante l’azione del vapore acqueo in autoclave (100°) e successivo rapido essiccamento.

Principi attivi

I fiori contengono mucillagini, saponine, zuccheri, materie grasse, carboidrati, inosite, un glucoside, tracce di olio essenziale-
Nelle foglie sono presenti saponine e mucillagini.

Proprietà

La droga scolorita è da eliminare.
Poiché la peluria che ricopre la pianta risulta essere irritante per le mucose della bocca, è bene che i ppreparati vengano filtrati con cura con garza a trama fine.
I fiori hanno proprietà bechiche e sedative (si impiegano nelle bronchiti e nella cura del catarro cronico), pettorali,
espettoranti, antispasmodiche, calmanti, diaforetiche, emollienti, antinfiammatorie.
Le foglie sono emollienti, lenitive, antispasmodiche, espettoranti, sedative (blande), cicatrizzanti e risolutive. I semi sono tossici.

Indicazione

Per la sua azione emolliente i preparati di Verbasco risultano utili in qualsiasi tipo di tosse, compresa l’asmatica.

Utile l’impiego dei preparati dei fiori nella cura dei crampi.
I fiori vengono utilizzati nella preparazione di composti utilizzati per schiarire i capelli.
I preparati delle foglie trovano largo impiego, come cataplasma o impacco emolliente, cicatrizzante, risolutivo, lenitivo.
Per uso topico viene utilizzato in presenza di ascessi (gambe) e nella cura delle emorroidi.
Utile l’impiego nella cura di bronchite, catarro, dispnea, dissenteria, diarrea, affezioni delle vie urinarie e intestinali.

Uso

L’infuso dei fiori è utilizzato per calmare le tossi moleste, la pertosse, la tosse delle bronchiti

Per uso terapeutico si impiegano le corolle e gli stami (asciutti dalla rugiada).
Il sapore del preparato, in cui sono presenti zuccheri, saponine, mucillagini, sa di miele.
Per lavaggio con soluzione borica al 5 % o bollite nel latte, nella cura di foruncoli ed emorroidi.

In decotto nel latte si usano come antidiarroiche; il decotto 5 % viene utilizzato in clistere; antitosse.

Contro le bronchiti si ricorre all’infuso delle foglie 20 gr. in una tazza d’acqua calda, lasciando in infusione 15 minuti; filtrare per telo sottile e berne 3 tazze al giorno).
Come emolliente si utilizza un miscuglio di Altea, Malva, Parietaria, e Verbasco, in parti uguali.

Come già detto, per uso esterno, l’infuso dei fiori risulta utile negli ascessi delle gambe e nelle emorroidi.
Anche le foglie, per cataplasma, vengono utilizzate come emollienti per le emorroidi.

Decotto per risciacquo schiarente dei capelli
1 cucchiaio di fiori essiccati di Verbasco
2 cucchiai succo di limone
600 ml di acqua.
Bollire l’acqua e versare i fiori lasciando infondere 30 minuti.
Filtrare ed aggiungere il succo di limone.
Utilizzare per risciacquare i capelli dopo lo shampoo.

Di tutte le parti del Verbasco impiegate per preparati, da utilizzare nelle varie affezioni, in medicina popolare, è stata dimenticata la radice.

La radice è la parte, a mio giudizio, più utile per la cura delle emorroidi.

Il metodo trascritto, e tramandato nel tempo a voce, è a tutt’oggi, il più seguito e, di gran lunga, nella medicina popolare siciliana del palermitano, il più sicuro ed efficace, nella cura delle emorroidi.

Il risultato ottenuto è più che soddisfacente (potremmo dire che sa di miracolo anche se i miracoli certamente non sono le erbe a farli, ma è già un miracolo che esistano e che siano state messe a nostra disposizione, per essere impiegate nella cura delle nostre affezioni).

Come tutte le cose tramandate oralmente e che sembrano (lo sono certamente) un po’ strane, non ha trovato facile diffusione in medicina fitoterapica, da parte degli studiosi.

D’altra parte, scettico anch’io sul suo impiego, ricordo d’avere dato del pazzo all’uomo che per primo mi ha suggerito il metodo.

A meno di una settimana dall’intervento chirurgico, spinto dalla disperazione, ancorché dalla curiosità, ho voluto provare (non senza un pizzico di scetticismo) la radice raccolta appositamente per me (ricordo che … ” il benessere l’ho avvertito appena avuta in mano la radice “…).

Raccogliere la radice fresca (in qualsiasi periodo dell’anno).  Non c’è bisogno di pulirla.
Tagliare 4 pezzettini (rondelle) di radice e metterla in un apposito sacchettino (già confezionato) di cotone. Chiudere il sacchetto e metterlo in una tasca qualsiasi del vestito o dei pantaloni che si indosserano. La restante radice avremo cura di porla, conservata in un sacchetto di plastica o materiale impermeabile, in frigo, evitando in questo modo che venga a contatto con acqua o umidità.

In alcune zone della provincia di Palermo, invece della radice vengono impiegate, allo stesso modo, le foglie, con lo stesso risultato.

Ogni settimana (parliamo di fase acuta), verrà ripetuta l’operazione (verranno cambiati i pezzetti di radice).

La cura non ha limiti di tempo, anzi più lungo è il periodo di cura più sicuro e certo sarà il risultato. Il beneficio sarà evidente da subito (e questa è certezza).

In assenza di sintomi evidenti si può anche non impiegare la radice, che verrà utilizzata all’occorrenza.

Tranquilli, non sono pazzo !

Certo è difficile credere che un tale metodo possa riuscire efficace, ma provare quanto vi costa?

Tra i tanti pazienti curati con questo metodo, molti sono professionisti affermati (tra cui alcuni ospedalieri laureati in Medicina e Chirurgia), persone certo non creduloni, tutt’altro, ma che nella loro incredulità hanno provato e ottenuto non solo l’eliminazione della sintomatologia (e questo già di per sè basterebbe a farla usare), ma in alcuni casi, e sono tanti, anche la quasi, chiamiamola pure, guarigione clinica della malattia.

Provate, vi accorgerete del risultato !
E poi, che avete da rimetterci ? soltanto un paio di giorni da passare con la radice in tasca, quindi nulla !!!
Ultimamente (agosto 95 [ndr]) ho letto nell’Espresso o nella Repubblica (?), che l’Istituto per la cura dei tumori di Milano ha intrapreso una ricerca sulle proprietà anticancerogene di questo vegetale.

La patologia emorroidaria viene curata, nello stesso modo del verbasco, ma con radici e foglie di altre specie di Verbasco, tra cui si ricordano:

a) Verbasco sinuoso – Verbascum sinuatum L.
Diffuso nelle regione mediterranee, cresce nei campi, bordi di strade, luoghi erbosi, incolti.
Portamento maestoso, biennale, coperta da densa peluria, ha steli fiorali, ed una rosetta di foglie oblunghe, sessili, lobate o pasrtite con 4-5 incisioni per lato, grossolanamente dentate, con margini ondulati, lunghe anche 35 cm.; le cauline sono più piccole, ovato-acuminate o più o meno lanceolate.
Stelo ramoso, alto 40-100 centimetri, cilindrico con abbondanti rami arcuati, ascendenti, ognuno dei quali portante alcuni piccoli e isolati gruppi di fiori gialli, a 5 petali disuguali, 5 stami con antere a filamenti pelosi, violetto-tomentosi; stilo più o meno clavato..
L’infiorescenza è ranosa; brattee a base cuoriforme ed apice allungato e sottile, peduncolata.
Il frutto è una capsula che si fessura lasciando liberi i semi.

b) Tasso barbasso a foglie ondulate – Verbascum undulatum Lam.

c) Tasso barbasso – Verbascum phlomoides L.
Erbacea biennale, tomentosa, bianco-giallastra, alta 60-120 cm.
Fusto eretto, ramoso in alto; foglie inferiori ovali, o ovali-oblunghe, contratte in picciolo, auricolate; le medie e le superiori sessili; le foglie dei rami cuoriformi alla base, tutte crenato-dentate.
I fiori (maggio-luglio) formano fascetti, a loro volta riuniti in racemo terminale, semplice o ramificato in basso.
Calice tomnentoso, 5-dentato, a lacinie lanceolato-acuminate.
Corolla caduca, giallo-oro, raro bianca.
Androceo di 5 stami inseriti sulla base della corolla, con filamenti pelosi (peli bianchi); antere gialle, treniformi, 2-loculari.
Ovario libero, 2-loculare; stilo filiforme, apicale, caduco; stimma ovato-obluingo.
Il frutto è una capsula setticida, bivalve, con molti semi minuti, rugosi.
Cresce sui ruderi, incolti, lungo le strade campestri.
In genere si accompagna al V. sinuatum L..
I fiori si raccolgono in estate, in giornate asciutte, e si essiccano al sole o in stufe a 25°-30°, dopo averli puliti del calice.
Anche le foglie sono utilizzate dalla medicina vegetale.
Contengono (i fiori) delle ossidasi, una saponina (verbascosaponina) che per idrolisi si scinde in glucosio e sapogenina, una sostanza colorante di natura glucosidica, acido topsico, saccarosio, mucillagini, olio etereo (tracce), grassi, carboidrati.
Nelle foglie con la saponina e la mucillagine, son presenti una sostanza amara, resina, cera.

Ha proprietà sedative nei processi infiammatori locali (impacchi imbevuti di decotto di fiori o cataplasmi di foglie)
Esercita azione espettorante, e viene indicato nelle forme catarrali acute e croniche delle vie aeree.
Ottimo emolliente (si impiega in clistere o pozioni, nelle infiammazioni della mucosa intestinale).


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